racconti/esempio proposti per un confronto:

Chi sei tu che canti a voce tanto alta?
Disse una voce potente, dall'interno di una angusta grotta.
Sono una mela!
Rispose una piccola voce.
Semplicemente una mela di un grande albero.
E tu semplice mela, come osi disturbare il mio sonno? Smettila di cantare, te lo ordino, hai già disturbato abbastanza.
La piccola mela per nulla intimorita dal tono minaccioso della voce, rispose:
Io non ti temo sappi, il sole sul mio vivere è alto e il grande albero da cui protendo, mi nutre attimo dopo attimo. Quello che tu chiami canto è semplicemente il sospiro della mia anima. Pertanto rassegnati buia voce, finché avrò vita non smetterò mai di cantare, io sono nel viver per dire.
Il tuo canto, parla di luce, giardini fioriti, aria fresca e pulita, ma nel buio di questo luogo, dove io vivo, le cose di cui narri sono solo fantasie lontane. Entra e sperimenta anche tu il viver oscuro.
Fratello mio, di quella buia ...grotta, da cui proferisci parola, conosco ogni millimetro. Le sue pareti ancora trattengono il mio sangue, ho camminato a lungo nei suoi bui anfratti prima di divenir mela.
Conosco bene il buio soffocante che ora ti cinge il respiro, il mio canto non è uno sfoggio saccente di una verità a te lontana, ma è un faro acceso per indicarti una via. Ma se nel tuo cuore non troverai spazio per le mie parole, basterà non ascoltarle più, ed esse lasceranno il luogo del tuo vivere.
Le parole sono orgogliose ballerine che danzano solo dove ne è predisposta la sala, non vedrai mai le mie parole ballare in angusti spazi. Pertanto non ti crucciar oltre, se ancora ascolti l'eco del mio dire è perché il tuo cuore crede.
Credere? Io non credo a niente e a nessuno. Ho negli anni scritto la mia legge e delle sue ferree regole oggi mi cingo i piedi.
Osservo con tristezza le scarpe ritagliate dalla tua ragione, esse sono il frutto della tua errata visione, allungheranno di molto il tuo cammino, perché sorde e cieche all'amore. Le strade del viver son tante, ma sappi, che tutte prima o poi ti congiungeranno alla luce, percorri ...interamente la tua grotta, la luce è alla fine del sentiero.
Sai dirmi allora, tu che vivi alla luce del sole, quando ne uscirò?
Non lo so!... La tua vita e nelle tue mani, fa le giuste scelte e presto potrai scorgere il sole, e poi... ti verrà fatta una domanda.
Di che domanda si tratta?
Vuoi appartenere al grande albero?
E tu liberamente sceglierai se entrare o meno a far parte del molteplice. Ma per ora è presto, pensa a camminare velocemente, e finché sentirai la mia voce sappi che sei sulla strada giusta. Io canterò sino a quando avrò vita e dopo di me giungeranno i figli di una nuova era, e quei figli siete voi che ora mi ascoltate.
Perché lo fai, mela, potresti goderti la tua vita e il tuo sole?
E la mela dall'alto del suo ramo, coccolata da un caldo raggio di luce disse:
Il sorriso è il fiore più bello del vivere, ma se lo stringi al petto senza mostrarlo al vivere, esso appassirà.
Voglio esprimere la mia gioia di vivere, affinché non resti uno sterile ed egoistico raggiungimento, ma divenga terra fertile per chi è ancora lontano dalla verità. La vita genera vita, così come l'odio genera interamente la tua grotta, la luce è alla fine del sentiero.
Sai dirmi allora, tu che vivi alla luce del sole, quando ne uscirò?
Non lo so!... La tua vita e nelle tue mani, fa le giuste scelte e presto potrai scorgere il sole, e poi... ti verrà fatta una domanda.
Di che domanda si tratta?
Vuoi appartenere al grande albero?
E tu liberamente sceglierai se entrare o meno a far parte del molteplice. Ma per ora è presto, pensa a camminare velocemente, e finché sentirai la mia voce sappi che sei sulla strada giusta. Io canterò sino a quando avrò vita e dopo di me giungeranno i figli di una nuova era, e quei figli siete voi che ora mi ascoltate.
Perché lo fai, mela, potresti goderti la tua vita e il tuo sole?
E la mela dall'alto del suo ramo, coccolata da un caldo raggio di luce disse:
Il sorriso è il fiore più bello del vivere, ma se lo stringi al petto senza mostrarlo al vivere, esso appassirà.
Voglio esprimere la mia gioia di vivere, affinché non resti uno sterile ed egoistico raggiungimento, ma divenga terra fertile per chi è ancora lontano dalla verità. La vita genera vita, così come l'odio genera ...odio, e il mio sorriso genererà sorriso.
Aver raggiunto il grande albero non mi libera dalla responsabilità del vivere. Ed una vita non si realizza solo attraverso i propri passi, ma anche e soprattutto attraverso i passi del prossimo.
Io non ti credo!
Capisco, disse la mela, allora ti saluto, da questo momento il tuo cuore non potrà più ascoltarmi.
Addio disse la buia voce!
La mela riprese a cantare per chi ancora voleva ascoltarla, non avrebbe smesso mai più, lo aveva promesso al grande albero quando anche lei era buia voce, ed ora che ne era uscita, aveva con gioia dato realizzato al giuramento fatto.
Mela, mela?
Di nuovo la buia voce, prese a chiamarla.
Ma io ti ascolto ancora, eppure ho apertamente espresso il mio diniego al tuo dire.
E la mela sorridendo disse:
Non potrà mai essere la tua ragione a scegliere di non ascoltare, il vero rifiuto deve giungere dal cuore, evidentemente il tuo cuore ancora crede.
Ed ora che faccio?
Vivi la tua vita, e quando riuscirai a mediare tra la voce del cuore e quella della ragione, potrai avanzare in questa angusta grotta, sino ad uscirne.
Vieni alla luce, il tuo giardino ti attende e il grande albero vuole ...abbracciare un altro suo eroe.
La buia voce prese ad avanzare sempre più nella grotta e dopo molto tempo, richiamò di nuovo la mela.
Mela, mela?
Si?
La mela si voltò e vide al suo fianco una meravigliosa mela rossa e matura.
Ti ricordi di me?
La piccola mela, lo guardò incredula non aveva mai dimenticato la sua voce ed ora vederlo mela al suo fianco la commosse profondamente.
Si mi ricordo di te, eri la buia voce, bravo sei giunto!
Disse la mela.
Il dolore ti acceca piccola mela! Scusa se ti ho contrastata quando ero ancora prigioniero del buio.
Che importa il tuo cammino era giusto, oggi sei qui ed appartieni al grande albero, non ho da recriminarti niente, che tu sia il benvenuto!
La nuova mela prese ad intonare il suo canto, un canto meraviglioso che commosse il cuore della piccola mela.
La piccola mela continuò a cantare, e molte buie voce giunsero nel tempo ad appartenere al grande albero, attraverso quella via che lei aveva così fortemente voluto.
Ed un giorno con il cuore colmo d'amore, disse al grande albero:
Questa strada la dedico a te che sei la vita del vivere, è mio desiderio che resti lì anche dopo di me, ti prego fa che sia così.
E il grande albero rispose:
Così è scritto, da quella piccola mano tesa al cielo ne verranno molti. Resti un arcobaleno di luce a congiunger il viver del cielo a quello del mondo per sempre.


Mettiti a sedere e ascoltami.
Perché, se ora sei qui, mi pare il minimo.

Devi sapere che c'è un ragazzo che sta facendo una gara. C'è chi vuole scalare il monte più alto per sentirsi onnipotente. Lui sta facendo una gara con tutti noi per cercare il punto più basso che si possa toccare in vita.
Sai che c'è nel punto più basso? C'è una dolcissima mela.
E della qualità più buona. Una volta che la trovi, questa mela, risalire è una volata.
Altro che montagna più alta. Toccare il fondo, il fondo più nero, è geniale.
Questo ragazzo non è autolesionista è un genio, un genio del male.

Mettiti a sedere e guardami.
Guardami, perchè almeno un'occhiata fugace me la merito.

Mentre ti racconto questa storia, con le lacrime che picchiano sull'iride.
State lì, dove volete andare... stupide creaturine acquose. Che si sta bene, le lacrime vivono nella tristezza. Dove volete andare? Di meglio non c'è. Sta qui anche tu.
State qui, fatemi compagnia mentre vi parlo di lui.

Mettiti a sedere e sospira.
Perché sono crudele. E nessuno crede che io lo sia.

Voglio vedere qualcuno star male.
Fatti osservare mentre sei triste. Sta qui, non ti muovere, dove vai?
Poi ti farò una carezza, promesso, ma adesso sta qui, stai male per favore.
Soffri mentre ti parlo di lui.

Mettiti a sedere e piangi.
Piangi troppo, più che sia possibile, per favore.

C'è questo ragazzo, dicevo, lui è in viaggio da tanto tempo questo genietto del male. Non si ferma quasi mai. Solo a volte, quando trova una stazione di servizio. Sai cosa distribuiscono in queste stazioni di servizio? Illusioni e sogni.
Il ragazzo si ferma qua qualche notte, fa il pieno di queste cose che ti dicevo, queste illusioni e questi sogni, poi si sveglia e continua la sua discesa.
Verso il fondo, il fondo più nero. Verso la mela. Instancabile.

Mettiti a sedere e abbracciami: ho finito.
Ti chiedo scusa.

Racconti svolti (li inserisco man mano che mi arrivano)

Racconti Mela– 17/11/2006

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Angela

Da quante ore sono qui?Sono immerso nel buio più totale,mi sento dentro l’inchiostro nero di un calamaio.Sì, perché non riesco a risalire da questo pendio.Scivolo continuamente in questa sciaguattante poltiglia che mi sporca tutto.Un odore dolciastro mi circonda e mi ricopre:l’odore delle mele fermentate e calpestate nelle quali mi dibatto, cercando di risalire questo dannato pendio…Come sono caduto quaggiù?Ricordo solo che infuriava la battaglia e io ero uno di quei soldati abbrutiti;improvvisamente sono stato colto da una paura che non poteva più aspettare e sono scappato via da quell’inferno e ho vagato in un buio sempre più fitto fino a cadere in questo burrone pieno di mele marce.Probabilmente è la discarica di una fabbrica di sidro.Sì ,deve essere così,ma caderci dentro nel buio più buio è proprio una bella sfiga!Non ho appigli,non ci sono direzioni,il tempo non ha più durata.Da ore sono qui e niente cambia.Finchè ,sporco e appiccicaticcio, mi addormento esausto.Quando mi sveglio,al freddo e coperto di mosche,un sole verde si sta alzando dietro qualche collina perché,piano piano,dal buio, inizio a scorgere i contorni delle cose che mi circondano..Per essere una fossa è una fossa…ma mele non ce ne sono…intorno a me: quelli che furono i miei compagni e quelli che furono i miei nemici…quegli strani frutti che ho calpestato per tutta la notte.

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Mangio una mela,mentre,di là,mia madre mi chiama.Gusto una dolce mela rossa e croccante,mentre LEI continua a chiamare il mio nome con i vezzeggiativi più teneri che è capace di trovare.I nomignoli con cui mi chiamava,quando ero bambina,per ricoprire col miele le sue continue torture:”Sali sulla sedia,Ciccettina d’oro, e dì la tua poesia”..”Passerina della mamma,non ti alzare dal vasino finchè non l’hai fatta tutta!” “Polpettina,mangia tutta la tua zuppettina di cavolo.!.se non la finisci per benino non ti do nient’altro…”e ora mi chiama ancora “Tesorino”o “Pallettina”nonostante io abbia cinquantadeueanni e pesi centochili…..Ora mi richiama dal suo lettone superaccessoriato ,quel catafalco in cui riposa per parecchie ore tutti i giorni.Mi chiede l’ennesima tisana che poi lascia intatta sul comodino o l’ennesima grattatina di schiena, oppure mi dice,inclinando in modo lolitesco la testina gallinacea sulla spalla,”Neh,ciccetta,sentimi l’alito!Com’è,oggi?Se tanfa troppo,domani,Orsetta,me lo fai il clisterino?”IO stavolta mi finisco la mela e me la mangio piano piano,me la gusto tutta,buccia e semi..LEI continua imperterrita..ora è passata alle suppliche:”Ti prego Bambolina,”-sorrido pensando alla mia stazza-“aiuta Mammina Santa”Io,mi addento la mia sacrosanta mela e i miei denti traballanti triturano con rabbia questo frutto della passione che mi sto ingurgitando.Di là, la voce diviene sempre più flebile e strozzata e sento “Brutta Cicciona,Pezzo Di Merda,Infame,vuoi venire che ho un dolore forte al..al..coff!coff!AH!..”L’ultimo pezzo di mela è il più dolce e mi piace mangiarlo così, nel silenzio della mia casa

********************************************* Elisa
Mela 17/11/06

Era di passaggio su quella strada imboccata a casaccio, senza sapere dove andare, dopo la deviazione obbligata a causa di una frana.
Innervosita da quel cambio di programma era ben decisa a non cadere, come suo solito, ad inveire contro tutto e tutti, ma di riuscire per una volta a godere un cambiamento improvviso senza farne un dramma.
Tanto già lo sapeva, il dramma lo avrebbero già fatto sua madre e sua sorella, visto che sarebbe arrivata tardi al matrimonio.
Inutile accellerare i tempi, tanto più che in quella landa desolata dove era finita, non prendeva neanche il cellulare.
Niente case, niente cartelli, collina dopo collina, solo filari di alberi di melo.
Che i meli li mettessero a filari come l’uva le giungeva totalmente nuovo, ma doveva ammettere che era una gratificazione al suo senso dell’ordine.
Si accorse di dover fare la pipì e cercò di non farsi innervosire neanche da quello, imboccò una stradina tra i filari, scese e si accovacciò come faceva da bambina. Presto si accorse che da bambina non aveva mai portato i tacchi e quando questi cominciarono, per il peso, ad affondare nelle zolle, il peso si spostò e si bagnò i piedi di pipì. “Non importa” pensò, “ho la valigia nel baule, mi cambierò”.
Arrancò fino al baule della macchina, si cambiò calze e scarpe, questa volta basse, rubò due mele e ripartì.
Ormai era in ritardo di due ore ed il cellulare ora funzionava di nuovo, ma non aveva voglia di chiamare per sentirsi aggredire e quindi lo spense.
Arrivò alla villa dei suoi genitori che ormai era buio, quasi notte.
L’idea di affrontare madre e sorella infuriate la sera prima del matrimonio di questa non l’allettava affatto.
Girò intorno alla fontana ed uscì dal cancello da dove era entrata poco prima, raccolse una delle due mele rubate dal sedile accanto e cominciò a mangiarla.
Il cellulare era sempre spento e sarebbe rimasto così ancora per un po’.

****************************************** Irmela
Possiamo fare miracoli noi figlie dell’acqua.
Ci divertiamo sempre quando, come piccole palline rotonde, possiamo fuggire dal tutto, dala mamma, e giocare con la luce.

Una volta invece, mi ricordo bene, c’era un’avventura che vi voglio raccontare:
Noi. Cioè tutte noi unite in grande famiglia acqua, siamo uscite pian pianino e tutto nascosto nel buio, da diversi tubicini con buche e fessurine. Abbiamo incontrati gli esseri elementari dei muri vecchi che ci hanno invitate a conoscere il loro regno. Abbiamo preso ricordi di loro e vi abbiamo lasciato le nostre tracce. È durato molto tempo, troppo tempo, senza la possibilità di giocare felici come piace a noi. Pazienza!

Ma un giorno, ecco di nuovo la grande libertà! Incontrarci come goccioline appese alla volta.
Ci raccontavamo, ridevamo e ….. che sorpresa….. saltando giù:
p l i n g g…..p l u n g g…..l i n g g g…..c i n g g g…..c l i n g


Era un buon tipo tra gli uomini, un tizio molto divertente, che le accoglieva con piatti, pentole, vasi, vasetti e un calderone.

Fu una grande festa per loro questo concerto quasi armonico ma durò poco. Cerano delle voci strane, rumore di trapani che rompevano tutto, tutto, tutto.
Ora stanno preparando una nuova avventura… sempre in questi muri vecchi…!

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Attilio

Di nuovo mele (17/XI/2006)

Ultimamente le mele non piacevano più di tanto. Le evitavo accuratamente nella mia scelta settimanale della frutta. Preferivo cose più tenere, più acquose: dall¹uva al mandarino, dalla pesca al cocomero. Sapevo che la mela fa bene all¹attività cerebrale, ma ero entrato in un fase di cosciente de-cerebralizzazione. Sapevo che la mela pulisce i denti, ma l¹uso religioso del filo interdentario compensava il mio rifiuto. Raramente bollivo delle mele e vi aggiungevo miele al posto dello zucchero. Così me le gustavo la mattina, tanto per rompere l¹abitudine all¹altro tipo di frutta.
Ma un giorno conobbi Francesca. Lei era una patita delle mele. Le mangiava per colazione e poi a piè sospinto durante il resto della giornata.
Inizialmente mi dissi, e le dissi: ³De gustibusв
La cosa poteva finire lì. Io avrei proseguito con la mia frutta tenera, lei con le sue mele. Ma non fu così.
Pian piano mi riavvicinai alla mela. Al di là delle sue doti salutistiche, ne riscoprii la bellezza intrinseca, la sua bellezza naturale.
Cominciai ad assaggiare varii tipi di mela. E qui trovai in Francesca un¹ottima consulente. Finii così per cogliere le sfumature nel gusto.
E diventò anche un¹avventura nel campo dell¹apprezzamento estetico, ma mano che mi godevo sempre di più prima ancora di mangiare il frutto, il colore o il tipo di buccia.
Finii per provare una particolare libidine nell¹accarezzare una mela, nel soppesarla, nel lavarla, nello sbucciarla, nel tagliarla a spicchi e, last but not least, nel morderne, masticarne e nell¹ingoiarne la polpa.
Inutile dire che, per la prima volta, scelsi proprio la mela in uno dei miei giochi erotici preferiti: infilare un pezzo di frutta tra le cosce della mia amata e gustarlo così, con lenta voracità. E scoprii che la mela funzionava tanto quanto il mango, la papaia o l¹uva.
Francesca non è più nella mia vita. Ma la mela, che aveva finito per unirci così tanto è rimasta.

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Nella mela (24/XI/2006)

Fin dalla mia nascita mi trovai circondato da una massa biancastra, granulosa, umida e lievemente profumata. Era l¹unica realtà che conoscevo e mi andava bene.
All¹inizio della mia esistenza mi sentivo un po¹ costretto. Mi mossi poco e le cose cominciarono ad andar meglio.
Non appena fui preso dai morsi della fame per istinto cominciai a brucare di fronte a me quella polpa che mi circondava. E mi piacque. Il meccanismo era semplice: mi nutrivo e al tempo stesso mi creavo uno spazio.
Poco a poco avanzai creando delle gallerie. A volte queste s¹intersecavano e cominciai così a a scorazzare avanti indietro.
Nessun giorno era uguale. A volte mangiavo solo un po¹ della parete più vicina e me ne stavo fermo tutto il tempo. Quando mi sentivo pieno di energie mi divertivo a percorrere lentamente, ma in continuazione, l¹intera rete di cunicoli.
E mi sentivo sempre grato per quella che era non solo una casa, ma anche il mio cibo e fonte incessante di divertimento.
Ma i momenti più belli erano quando scavavo un nuovo tunnel. L¹ebbrezza della scoperta superava ogni altra sensazione.
Tuttavia una cosa avevo notato con il tempo: il colore e la natura della polpa erano cambiati. Dominava un marroncino sempre più scuro, mentre la massa solida dei miei primissimi giorni si stava trasformando in una poltiglia maleodorante.
Forse era arrivato il momento di cambiar casa. Ma come? Decisi di non preoccuparmene troppo e continuai nelle mie scorribande.
E fu proprio in uno dei miei giorni di avventura che improvvisamente mi trovai di fronte a qualcosa di completamente nuovo: una pellicola rossastra che bloccava il mio cammino. ³Magnamoce pure questa, va! ³esclamai tra me e me.
Fu così che per la prima volta mi trovai su quella che poi capii essere la parete esterna della mia casa.
Inizialmente ne fui sconcertato, poi cominciai a guardarmi attorno. Ed ecco la sorpresa più bella: accanto alla mia abitazione, separate da una breve distesa d¹erba, ce n¹erano delle altre, in condizioni decisamente migliori.
Mi avviai lentamente verso una nuova casa e verso una nuova vita.

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MELA