racconti/esempio proposti per un confronto:
Goccia
Il
sole si è appoggiato al petto del gigante di pietra addormentato e
lentamente, al penetrarlo, lo trasforma in oscurità.
Tutta la valle si è fatta violetta, gli alberi giocano con le stelle.
Giunge il silenzio sulle cornici dei palazzi, quando il Maestro disse: "
La mia Conoscenza è aperta alla luce delle stelle, le mie ali si dispiegano,
per volare nel silenzio di questo momento; vado ad uscire dal mio corpo, per
volare oltre l'orizzonte delle tre dimensioni, dei suoi sensi!":
Ed uno, soavemente, con angustia, gli disse: " Aiutami ad aprirmi alla Conoscenza circa me stesso, e aiutami ad aprire le ali della mia essenza, perché così, io possa accompagnarti."
Ed
Egli in questo modo gli rispose: "Quante volte il vento muove le canne
ai bordi dei fiumi, affinché, allo sbattersi le une contro le altre
si sentano e sappiano che sono. Quante volte l'acqua va affinando le pietre
che si oppongono al suo passo, fino a renderle come meravigliosi ciottoli
dal tatto soave? Allo stesso modo ti dico che sarà la vita stessa che
andrà a metterti in quelle situazioni in cui potrai alimentare il tuo
essere e rendere
maggiormente brillante la tua essenza. Guarda come nasce il frutto dell'albero
e come nasce il passero nel suo nido, o come si crea un fiore. Guarda con
quanta cura e quanta dolcezza si modellano i fiumi e come si creano le valli
e si creano le montagne.
Ma
ricordati che prima di alzare il primo volo cadrai molte volte. Prima di sintonizzare
i giusti battiti dei tuoi sentimenti, odierai molte volte.
Prima di raggiungere la conoscenza, avrai molte altre conoscenze che dovrai
abbandonare nel tuo cammino, perché sono solo un peso e non un aiuto
al tuo camminare. Non pensare mai che l'orizzonte che vedi all'albeggiare
del sole è l'orizzonte, perché, solo, dovrai raggiungere quel
orizzonte per vedere che ce ne sono altri, nuovi, davanti a te. Non farti
piccolo lamentandoti dentro ciò che è piccolo. Sii ampio com'è
la montagna.
Guarda come dentro la lontananza tutto si trasforma in essa. Però, più ti avvicinerai ad essa più ti renderai conto che ci sono altre montagne, ed ognuna con i suoi cammini e le sue valli.
Quando si presenteranno davanti a te la comodità e la sofferenza, io ti direi, scegli la sofferenza, perché sarà essa che ti porterà per cammini difficili e pieni di pietra, per burroni e mulattiere, per scarpate e percorsi difficili. Però presto potrai intravedere la cima della montagna della Luce. La comodità ti farà rimanere nelle valli, ti farà andare verso cammini dolci, dove facilmente potrai riposare. Però, quanto lontana ti si farà la cima della montagna della Luce! Forse, fino al punto che la dimenticherai. Ricorda che meno fai e meno desideri fare.
E in questo modo gli alberi si fanno pietra, e i cammini, tornano ad essere campi, e le civilizzazioni tornano ad essere deserti. In questo modo le voci si fanno eco e il tuo vivere routine, e la vita sogno. Sii come i torrenti che nello sbattersi per i lati delle montagne, durante il loro percorso, solo hanno una meta: tornare al mare! Essi furono prima lo spirito stesso del mare fatto nuvola, che scese attraverso le dita del vento, e così cadere sopra le montagne.
Tu anche sei una goccia dello spirito della Luce, che materializzata al toccare questa esistenza, cade, con molte altre gocce dello spirito, per poi dopo scendere per i lati della vita e rendersi un torrente per raggiungere il mare della Luce. Guarda anche a quanti campi e a quante valli darai vita, solo a toccarli e a farti loro stessi. E quante volte evaporerai per tornare a condensarti sopra le foglie di un pesco, o sopra un fiore, sopra una pianta di spine o sempre sopra lo stesso medesimo cammino. Sono salito nella tua testa e ho visto i tuoi pensieri e mi sono seduto nel tuo cuore per bere i tuoi sentimenti.
Mi
sono seduto nella tua solitudine e sono andato ad accompagnare la tua ricerca.
Anche se il tuo corpo è giovane, sei vecchio sopra la terra. Vieni
e bevi, perché tu possa gustare fino all'ultima goccia la saggezza
che io ti sto offrendo."
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I canali del delta del fiume solcano i campi come rughe su di un viso e, con
il loro rumore continuo e discreto, scorrono il tempo insieme al sole che,
con calma e tranquillità, ridipinge i paesaggi che incontra ogni giorno
con nuovi colori. L’acqua nei canali non cessa mai il suo ripetitivo
fraseggio, che sembra bisbigliare cose incomprensibili. Né luce né
vento riescono a metter fretta a quel lento e monotono movimento; calmo e
insistente, quello specchio deforma gli alberi e le nubi, senza interruzione,
pigramente, finché d’un tratto la pioggia non lo spaventa, e
pare che le immagini riflesse comincino a piangere, ad ogni istante sempre
più forte, fino a scomparire per lasciare posto solo alla disperazione
del pianto. Le gocce che cadono sempre più numerose cancellano i colori
e tingono il corso di grigio, mentre il bisbiglio del canale diventa un discorso,
poi un coro assordante di stupore.
Dentro ogni lacrima di pioggia le nuvole nascondono una storia d’amore.
Di questo era convinto Stephen Ryan, che amava tradurre il linguaggio del
cielo in immagini. Veniva da lontano, da un’isola che soleva descrivere
come “un verde smeraldo incastonato nel più profondo grigio del
mare del nord”.
Diceva che le nuvole al mattino, mascherate da caligine, serpeggiano nelle
vie, nei campi, sui fiumi e raccolgono tutti i pensieri della gente e, quando
il sole comincia a riscaldare il terreno, allora fuggono per timore di essere
scoperte, volando in cielo, e lì restano finché il loro carico
non trabocca.
Steaphen dipingeva variopintamente a tempera forme incomprensibili e poi,
prima dei temporali, inforcava la sua bicicletta per andare nelle campagne
“ad ascoltare che cosa le nuvole avevano da raccontargli”. Piazzava
sopra un cavalletto la sua opera, sotto un cielo fitto di nuvole scure e incontinenti;
apriva lo sgabello e si sedeva ad osservare ciò che la pioggia gli
rivelava.
Di sera, dopo aver bevuto qualche bicchiere, raccontava cosa le nuvole avevano
dipinto per lui e, quando parlava, da quelle labbra sottili uscivano parole
disposte in modo da affascinare chiunque le ascoltasse. Raccontava di onde
oceaniche maestose come montagne, trasparenti come il vetro, che tentavano
di dividere amori, inutilmente, perchè l’amore, sosteneva, è
come l’acqua, può evaporare, trasformarsi in innumerevoli gocccioline
che prima o poi inevitabilmente si riuniranno. Narrava di oceani che si uniscono
al centro della terra, nell’ incontro di inesplorabili abissi.
Per vivere, ritraeva le persone defunte con gli acquerelli, riuscendo magicamente
a donar loro un po’ di vita. Aveva questo straordinario talento, che
definiva “un credito con la morte”. Dopo l’ennesimo bicchiere,
nascosto dietro i suoi occhi chiari cerchiati di dolore, mi dipinse con le
sue magiche parole l’immagine di Margareth, la sua compagna, scomparsa
nell’attimo di una notte, quando a lui apparve in sogno un rapace volteggiante
in cielo che, di colpo, piegava le ali e picchiava giù dritto verso
la preda. Nell’attimo in cui il rapace agguantò la vittima, Stephen
sentì un fremito nelle lenzuola del proprio letto: la morte, in quel
momento, aveva preso,senza rispetto la vita della donna al suo fianco.
Da allora dedicò tutto il resto della sua esistenza a cercare una spiegazione
del perché la morte avesse rapito la creatura più dolce che
il Signore avesse mai creato, convinto che, quella volta, la nera signora
avesse commesso un errore. Così, per sdebitarsi, essa gli donò
l’arte di disegnare negli occhi dei suoi ritratti la luce della vita.
Nella sua folle ricerca interrogò le nuvole ed osservò che si
mascherano anche in cielo, cambiando il loro aspetto di continuo: i loro bianchi
, i loro grigi, gli arancioni, dettagli che non restano più di un attimo,
un attimo che non è sufficiente per poterli fermare su di un disegno.
Studiava forme contorte di impressionanti colori e, ogni volta che pioveva,
le esponeva nella solitudine dei campi, piantava il cavalletto e si sedeva
di fronte a guardare come la pioggia cambiava i suoi colori.
Rimasi sbigottito al racconto del giorno della sepoltura di Margareth, quando
corse a casa a prendere un’ascia per amputarsi, con un colpo netto,
il dito che ora gli mancava; lo raccolse delicatamente come un fiore e lo
depose, come fosse una rosa, fra le mani della sua amata, per non abbadonarla,
sola, alla vastità della morte.
L’ ultimo giorno della sua vita uscì di casa per cercare, come
sempre, di tradurre i discorsi delle nuvole. La pioggia aumentava, il vento
sembrava prendere gli alberi come mazzetti di prezzemolo, sbatacchiandoli
qua e là. Boati come crepe in un cocomero aprivano prepotentemente
il silenzio del cielo, mentre lampi di luce spaventarono le case. Sono certo
che lui rimase lì, senza staccare gli occhi dal suo disegno, serio
e severo di fronte ai colori che aveva messo sulla tela, ad aspettare che
la pioggia dipingesse una nuova storia.
Non potei fare a meno di uscire a cercarlo nelle campagne e, quando ritrovai
il suo corpo svuotato da una folgore, sembrava dormire felicemente fra l’erba
fradicia con un flebile sorriso accennato sul volto; di fianco a sé
solo il suo vecchio cavalletto, ancora ritto, con la tela sulla quale la pioggia
sembrava aver abbozzato le ali di un angelo.
Racconti svolti (li inserisco man mano che mi arrivano)
Racconti
Goccia– /11/2006
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Angela
Tra i collezionisti che ho conosciuto nei miei numerosi viaggi in Cina,quello
che mi ha incuriosito di più è stato Chen, un bellissimo mercante
di gemme tonchinese. Chen collezionava le gocce di pianto delle ragazze che
aveva amato e in seguito abbandonato. Teneva le gocce in preziosi vasi di
alabastro colorato in una grande cantina:Su ogni vaso c'erano un nome e due
date,quella della nascita e quella della morte di quell'amore...Chen mi spiegò,nel
suo italiano musicale,di aver scoperto che ogni donna piangeva lacrime diverse.
Aveva trascorso notti intere a confrontare,dividere,selezionare le lacrime
delle sue ex amanti. Le aveva sottoposte a prove diverse,aveva usato reagenti
particolari e sperimentato nuovi tests. Aveva così notato che le lacrime
potevano pesare in modo differente ,avere una diversa densità e persino
sfumature di colore variegate...Le lacrime delle donne bionde apparivano allungate
e leggere,quelle delle brune più tonde e con sfumature vivaci,le rosse
mantenevano un bagliore verdastro."Ma"- e qui fece una pausa , come
di intesa ,guardando la crescita dei miei capelli che cominciava ad imbiancare-"Le
lacrime delle donne con i capelli bianchi sono le migliori,hanno addirittura
un sapore diverso:mentre tutte le altre piangono salato,le donne che cominciano
a incanutire secernono lacrime la cui dolcezza aumenta in grado direttamente
proporzionale alla loro età"Io mi ero persa a pensare alle povere
vecchiette che Chen seduceva solo al fine di abbandonarle per poi conservarne
le lacrime...come a completare questo pensiero, il mio occhio scorrendo sulle
etichette delle ampolle, notò che,la durata degli amori si abbreviava
man mano che ci si avvicinava ai nostri giorni .Dato che avevamo una grande
confidenza gliene chiesi la ragione e Chen arrossendo rispose che il collezionista
che era in lui,negli anni,aveva avuto il sopravvento sull'amatore che un tempo
aveva creduto di essere. Mentre m i diceva questo vidi i suoi occhi farsi
sempre più tristi e,mentre il cielo rosseggiava per un tramonto di
quelli che puoi vedere solo nel Golfo di Tonchino,mi accorsi con stupore che
dal suo occhio si formava e poi scendeva sulla sua guancia una grossa tonda
lacrima. Allungai il dito indice ,la raccolsi e la leccai:"Chen"-gli
dissi-"Non sa di nulla.."
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“Quando la goccia si addensa è pronta!”-grida la mamma
dalla camera.E Teresa,scocciata,ogni tanto si alza dal tavolo,sul quale è
praticamente sdraiata su di un libro di matematica,e prova a far cadere una
goccia di marmellata su di un piatto.Poi dà due giri col cucchiaio
di legno e torna ad appisolarsi sul libro.Intanto,nel corridoio,la pendola
batte ore e minutiTtutto è fermo e,in qualche modo, silenzioso.In un
angolo,dentro una boccia di vetro,il pesce sembra dormire anche lui,sospeso
a metà,intontito dalla noia:La mamma entra e si mette a pulire della
verdura.Improvvisamente UN TUONO!.Tutto cambia in un attimo:il pesce si avvita
su se stesso e tira fuori dalla pancia una miriade di bollicine leggere..La
mamma si taglia mentre pulisce l’insalata e, sul marmo bianco, gocce
tonde e pesanti di sangue rosso si mescolano e cadono in sequenza mescolate
a poche sbrigative lacrime.Teresa si sveglia e corre alla marmellata che si
è inesorabilmente attaccata.Torna,per un attimo, il silenzio ,ma questa
volta,fuori di casa.Poi iniziano a scendere fitte gocce di pioggia.
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Anna
Goccia 10/11/06
Goccia, goccette, goccettine…erano loro che facevano
risuonare l’aria di quella vecchia capanna dal tetto in lamiera, era
come una musica.
I tre amici e compagni di giochi erano li, che si rifugiavano quando la pioggia
li coglieva in aperta campagna. C’era sempre una piccola riserva di
ramoscelli secchi per accendere un fuocherello e asciugare gli abiti bagnati
da quelle gocce improvvise. Ora erano diventate tante e battevano sulla lamiera
facendo un rumore assordante. Dalle fessure del tetto entravano goccioloni
d’acqua che cadendo in vecchie pentole abbandonate sul pavimento in
terra battuta, davano una nota in più alla musica delle goccie.
Antonio, Giacomo e Marcella erano felici per quella interruzione forzata dei
giochi all’aria aperta e trovavano, nel tepore della casupola, tante
storie da raccontarsi l’un l’altro, per far passare il tempo,
che la pioggia canterina dedicava alla loro fantasia.
Goccia 14/11/06
La macchina correva veloce lungo la strada dell’alta
Langa, in alcuni punti, Agnese, non sapeva dove volgere lo sguardo, tanto
erano belli e variegati i colori dell’autunno; ma non era ancora pronta
ad accogliere tutta quella immensità, che sentiva prossima ad entrarle
nel cuore. Agnese fuggiva, spaventata da quella ricchezza, che all’improvviso
le cadeva addosso da chissà dove. Aveva cercato per tanti anni di sottrarsi
alla scoperta dei cieli sconfinati che sono così vicini a tutti noi.
Improvvisamente si accorse di quanto l’autunno poteva tingere di rosso
e di arancio l’aria attorno a lei, non aveva mai visto i colori come
in quei giorni e si accorse infine che non poteva più fermare quella
luce, perché una goccia di quella ricchezza aveva fatto breccia nella
sua corazza d’argilla e il viaggio, l’avrebbe portata ben oltre,
dove lei pensava di voler andare.
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Bianca
Goccia 10/11/06
Da anni non si godeva di un così mite autunno,
più prolungato del solito, ma per Gilda che vive in campagna è
un momento di grande riflessione, si sente isolata dal resto del mondo, anche
se a casa sua c’è sempre gente che alloggia anche solo per un
paio di giorni, lei ascolta sempre volentieri le loro storie.
A volte le sembra che le altre vite siano più interessanti della sua,
a sentirli sono tutti realizzati, per lei invece solito tran tran, soliti
lavori, poche emozioni anche se non ha di che annoiarsi.
Mentalmente rassegnata, ma in cuor suo tanto fermento afferra l’ultimo
cesto di fagioli da sbucciare per l’inverno e si siede in cortile al
solito posto come tante altre volte.
Sente il ticchettio di qualche goccia d’acqua e si ricorda che giorni
fa un’amica vedendola meno entusiasta del solito, le aveva consigliato
delle gocce con tanto di spiegazione che l’aveva convinta, rientra in
cucina, prepara un bicchiere d’acqua, conta 4 gocce, beve e ritorna
fuori dai suoi fagioli, ma è ancora attratta dal rumore dell’acqua,
alza gli occhi e incredula nota le due cisterne, una sua e l’altra dei
vicini, ci sono sempre state, anche se nella casa accanto vivono solo saltuariamente
per vacanza. Sembra che loro due si facciano compagnia, che si raccontino
i loro segreti, le separa solo uno steccato.
Gilda si sente attratta dalle loro diversità che non aveva mai notato
prima, quella dei vicini ha tutte le pietre che la formano ben salde e ripulite
da ogni erbaccia, non una goccia della preziosa acqua si spande, insomma è
perfetta, mentre quella del suo cortile presenta delle fenditure, come delle
ferite, dalle quali spesso sfuggono gocce o rivoletti d’acqua. La prima
pare fiera e superba della sua perfezione, solo qualche insetto osa avvicinarsi;
l’altra è coperta d’arbusti fioriti, gli uccellini fanno
il nido sul bordo e si dissetano assieme a insetti e piante all’acqua
che esce dalle sue screpolature, non è perfetta, ma si nota la sua
gioia.
Ormai è l’imbrunire, è ora di rientrare per preparare
la cena, Gilda canticchia, si mette ai fornelli con molto più entusiasmo
degli ultimi tempi: non sa se sono le gocce che ha bevuto o quelle che ha
ascoltato, ma si sente diversa.
******************************************** Grazia
Goccia 17/11/06
La vigilia di Natale come sempre si svolge un concerto
nella grotta di Borgio. Chitarra classica e flauto. Il clima all’interno
è gradevole e il tutto dava la sensazione di una pace armoniosa
Le melodie fluttuavano su onde immaginarie e anche il mio sguardo vagava.
Tutto sembrava irreale, ero circondata da sculture meravigliose (stallamiti,
stallattiti, e allora pensai che come il suono di quel flauto che si muoveva
tra le onde non visibili, anche quelle sculture era state create da gocce
quasi invisibili con una lentezza che solo il tempo poteva dimostrare.
****************************************** Elisa
Goccia 10/11/06
Era arrivata in ritardo alla riunione e questo la rendeva
molto nervosa. Odiava arrivare dopo tutti perché aveva il timore che
questo potesse essere preso come un gesto di potere, visto che ormai la sua
posizione di Presidente era diventata definitiva.
Ancora più l’irritava il motivo del ritardo: una calza smagliata
di cui si era accorta solo una volta salita sul taxi.
Il contrasto maschile-femminile le si acuiva sempre in queste occasioni e
si chiedeva se non fosse arrivata l’ora di cambiare psicanalista.
Entrò con passo deciso, salutò con un gesto circolare i presenti
e si sedette a capotavola. Notò che mancava un anziano consigliere,
cosa che la rallegrò molto visti gli argomenti da trattare quel giorno,
soprattutto uno, particolarmente innovativo, a cui sicuramente, l’anziano
saggio si sarebbe opposto. Fece un respiro e cominciò.
Il primo punto andò veloce e senza intoppi e lei cominciò a
rilassarsi.
Il profumo della sua segretaria alle sue spalle cominciava a farsi sentire.
Buon segno. Si alzò per concedere una pausa a tutti e bere una tisana
calda, guardò negli occhi l’origine del profumo che da anni ormai
era l’unico lusso al suo lasciarsi andare ed una goccia di tisana le
scivolò dall’angolo della bocca nella scollatura.
Lei la seguì con gli occhi insinuarsi fino al capezzolo, sicura che
anche l’altra la stesse guardando.
Alzò lo sguardo che immediatamente divenne intesa calda, si voltò
e riprese la riunione con più determinazione di prima.
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Attilio
Goccia perduta (17/XI/2006)
Non mi era mai capitato di cadere su una mappa. Ero
stata in tutto il mondo, ma non su una mappa. La trovavo bella liscia e dura,
decisamente secca.
Appena caddi sentii dire: ³Belin, sta attento con questa cazzo di acqua!²
Mi ritrovai su una chiazza viola circondata da azzurro. Una penisola? Accanto
a me c¹era un carroarmatino di plastica rossa.
Non rimasi ferma lì, ma proseguii verso altre chiazze viola confinanti
fra loro, lontano dall¹azzurro. E in ogni chiazza incontravo nuovi carroarmatini
di plastica, a volte due o tre insieme e di colori diversi: verdi, gialli,
neri.
E finalmente l¹azzurro di nuovo. Ma non era l¹azzurro del mare al
quale tante volte ero tornata. Intuivo che questa volta il mio fato sarebbe
stato l¹evaporazione e l¹assorbimento.
Avrei preferito la prima era sempre un¹esperienza più dolce
ma non fu così.
Dopo tutto, dopo quell¹esclamazione iniziale avrei dovuto saperlo. Ero
appena entrata in quell¹oceano di cartone che un kleenex mi eliminò
come goccia. Sentii dire: ³Ragazzi, per cortesia, quando si gioca a Risiko,
cerchiamo di non far casino con i bicchieri, okay?²
************************************** Patrizia
GOCCIA
TIC TIC TIC
Sto per cadere, si adesso cado cado cado… ma cosa succede, mi sono fermata
le mie compagne sono andate via rimbalzate sulla ceramica bianca e scivolate
lente in quel buco ornato d’argento.. e la forza che prima mi spingeva?
SVANITA!
Hei c’è qualcuno? ..e ero che faccio? qui sola , sono rimasta
impigliata a questa grata d’acciaio, Io ma perché proprio IO!
Chissà dove sono le mie amiche, chissà chi staranno incontrando,
quali posti magnifici staranno sfiorando e io qui …non posso muovermi…VOGLIO
SCENDERE!
Arriva qualcuno. Hei tu bambino vieni a giocare con me apri il rubinetto gioca
con l’acqua a tutti i bambini piace giocare con l’acqua , dai
Dai DAI!
TIC Finalmente.
Il bambino non sente più quella voce, si guarda intorno ha voglia di
giocare, Hei tu dove sei finito voglio giocare con te
Dai vieni fuori
DAI DAI DAIiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Niente solo silenzio