I Sogni che seguono sono stati scritti
dai partecipanti al seminario annuale dello scorso anno.
E' stata data loro un'ora di tempo per scrivere ciò che riuscivano
ad afferrare nella zona di mezzo tra energia cosmica ed energia materiale.
E' stato chiesto loro di rimanerci sospesi
al fine di trovare "IL" sogno che possa diventare realtà
vivente.
Ne sono state rispettate per intero tutte le modalità di scrittura.
(li inseriscono man mano che mi pervengono)
Maggio 2001 Sono seduta su una panca
di un sentiero panoramico al sud della Foresta Nera con la vista ampia fino
alle montagne del Giura svizzero.
Vedo i prati verdi vicini con delle mucche, sento le loro campanelle, poi
la pianura industriale che conduce alla periferia di Basilea, e più
in fondo, all’orizzonte emergono colline e le rocce di Gempen, formazione
calcarea presso Dornach. Proprio lì è mia casa, sta Franco solo,
preoccupato di tante cose, aspettando che torni io, la sua moglie, guarita,
forte, tranquilla.
In una piccola pensione a Pfaffenberg, sopra il “Wiesental”, cerco di ritrovare il filo conduttore della mia vita. A causa di gravi disturbi di salute l’avevo perso – o mi sono accorta d’averlo perso da un po’… !
Una notte mi vedo in mezzo a prati e boschi secchi, una folla di gente sdraiata, ubriaca, con musica alta e tanta confusione. Fulmini e tuoni in cielo e per terra, in un attimo, un fuoco enorme che brucia tutto. Che panico! Come mai sono salvata solo io?
Mi sveglio col batticuore e capisco che l’incendio ha eliminato la parte vecchia della mia vita.
Ma il futuro? Non lo vedo ancora; so soltanto che tutto è cambiato.
Torno a casa dopo 1 mese di convalescenza,
solitudine, tanta natura e la compagnia della mia cagna amata.
Mi sento pronta per l’ultimo intervento all’intestino (che in
verità non è stato l’ultimo, solo il 5° in 9 mesi!).
Luglio 2001 È passato tutto, sto bene, mi sento quasi rinata e sicura che il mio angelo custode mi mostrerà anche la nuova direzione per il futuro. Negli ultimi 10 mesi non mi sono concessa di pensare al futuro perchè non potevo.
Un bel mattino presto all’inizio
di luglio, passeggiando nei prati ancora umidi della notte – sempre
in compagnia della mia carissima cagna Luna – la mia gioia di vivere
esplode: i fiori, il canto degli uccelli, l’aria pulita, fresca e la
luce del primo sole mi portano lontano, al sud, nella patria di Franco, in
Liguria, in un paese piccolo, in una casa con 2 appartamenti, 1 per noi, 1
per ospiti convalescenti, che potrei accompagnare e a cui darei un sostegno
per un po’… . Così è nata la mia “visione
2002”
e già in novembre 2001 ho trovato la mia nuova strada!
Giugno 2006 Mentre sto scrivendo queste
righe, seduta all’ombra nel Giardino del Sole a Garlenda, in un ambiente
bellissimo e accogliente, “vedo” come sono stata guidata bene
e che un progetto per il futuro sta maturando. È con tanta gratitudine
che ho conosciuto Elisa e tutti voi che mi aiutate a sviluppare la mia “essenza”.
Irmela Knapp
Insomma: i copioni erano varii e ben sperimentati. Mi sentivo sceneggiatore, produttore, regista e interprete di film diversi.
Leggevo la tendenza a rimanermene a letto o come segno d'incipiente depressione (nei giorni no) o come segno di una semplice capacità di lasciarmi andare (nei giorni sì).
E a volte riuscivo pure a infilarci dentro un pò di meditazione,
con o senza lettura. Un altro modo per aggiungere spiritualità
a un momento che comunque ritenevo piuttosto importante. Cominciare bene
la giornata era cruciale.
Quel mattino di giugno mi svegliai nelle primissime ore del giorno. Come
da sempre o quasi non avevo un orologio e non avendo alcun impegno pressante
evitai accuratamente di accendere il cellulare per controllare l'ora.
Diedi un'occhiata al cielo: una foschia spessa e noiosa avvolgeva il mare e la terra. Tutto fuorché smagliante quel mattino. Forte era l'ispirazione a tornarmene a letto dopo aver pisciato con le ginocchia lievemente piegate (evitare la rigidità, mi era stato suggerito) e dopo aver mangiato un frutto.
Misi alacremente in produzione il film: lettura breve, raggomitolata fetale, sonno profondo, sogno, ri-sveglio e poi si vedrà. Da non escludere la ripetizione del film fino a quello che sarebbe stato un brunch dopo le due, o le quattordici, come avrebbe detto una mia amica-amante figlia di un capostazione in pensione. Scusate la rima.
E, dopo tutto, era domenica, giornata che , in media, non ho mai amato particolarmente. Come certe guide spirituali avrebbero implacabilmente osservato, ero nel mio solito stato di pre-sunzione. Pianificavo e pre-esistevo. Ma al di là (o al di qua?) di tutto ciò il mio istinto (non primario) era assai semplice: faffanculo tutto e tutti, compresa la nutrizione dell'alba. Sì, ok, avrei potuto masturbarmi e bere succo di cazzo, ma non mi sentivo per niente sessuale. E anche mettendo una sega nel copione, mi sarei indebolito per il resto della giornata. De Mello sarebbe stato infinatemente più spirituale e, come dicono gli anglo, "energy saving". Un risparmio di energia.
E De Mello fu. Aperto a caso. L'ennesima esegesi del Vangelo letta per
l'ennesima volta con l'ennesima esclamazione interiore di fronte al suggerimento
di essere nel mondo, ma non del mondo: "Belin, che figata!"
E dopo l'esclamazione l'ennesimo mini-sospiro: tra il leggere e il sentire
profondo c'è di mezzo Attilio.
Sintesi: compassionevole e paziente attesa del salto quantico spirituale.
Il sogno fu breve e nitidissimo. Pianura coltivata del Mid-West americano. Esterno giorno. Mio figlio August ed io ci accorgiamo di botto che il cielo terso è occupato da una flotta ordinata e immobile di dischi volanti. Feeling: nessuna paura, ma un'emozione di sollievo e di curiosità. E gli occhi inumiditi dalla gioia di poter assistere a questo momento storico (sì, finalmente hanno ritenuto opportuno presentarsi ufficialmente) insieme a mio figlio. E anche lui, come me, è pieno di calma vigile. Wow, baby!
Il risveglio è bellissimo che il sogno abbia una valenza profetica o no. Futtitinne! Mi sentivo veramente bene, anche se era domenica. Sì, era una giornata sì. Adesso lo sapevo. Sin dubio.
Seconda pisciata. Gambe più mollemente piegate che mai. Anzi questa volta al limite estremo prima di farla addirittura per terra. Anzi, vaffanculo, piscio in doccia accucciato come una Femina Sapiens Sapiens, mentre l'acqua calda scorre sul mio corpo. Wow, baby!
Seconda pre-colazione a base di ciliegie e pesca noce. Ma ancora prima un bel bicchiere d'acqua energizzata tre volte, bevuta con gran gusto. Effetto reale o effetto placebo mi sento veramente bene nella mia pelle.
Ed evacuo. Abluzioni. Ho eliminato la carta igienica.
Lo yoga può attendere.
Mi siedo semplicemente nel girdino prospicente il mio pied-à-terre e mi sento appagato, senza ansie, senza piani, ma pieno di curiosità divertita o no per il futuro. Che gli E.T. si presentino o no.
La foschia si è ingrigita, annerita quasi. Non è brutto tempo, checché ne dicano i bagnanti e gli esercenti turistici della Riviera. Questa bambagia pesante, plumbea, mi dà un senso di protezione e, se poi pioverà, meglio. Potrei fare il mio non nuovo numero di starmene nudo in giardino sotto i goccioloni. Potrei. Ma decido coscientemente di non pre-sumere e finalmente mi lascio andare. Cerco di essere e basta.
I gabbiani volano bassi e compiono ampi giri a metà strada tra il mare e il crinale più in su, alle mie spalle.
Non ho mai letto Il gabbiano Livingstone, best-seller e must ai tempi della mia adolescenza. E forse non lo leggerò mai. Futtitinne.
E come altre volte immagino, con un moto d'invidia, confesso, di essere
uno di quei gabbiani. Poi l'invidia scompare. Non sono invidioso del gabbiano.
Come il gabbiano non può essere invidioso di me. Sono contento
di essere un umano, pur con le mie contraddizioni. Dall¹alto riesco
a vedere Attilio seduto nel suo giardino. In quel momento mi viene da
cagargli addosso. Ovviamente perché ho voglia di farlo. E non viene
nemmeno voglia di dire: Futtitinne! Già, i gabbiani non sanno nemmeno
cosa voglia dire.
Attilio Alberi
Erano giorni, mesi, notti dove i miei pensieri
si sovrapponevano, ero confusa, indecisa, sfiduciata e sopratutto
impaurita; insomma avevo perso quel compatto equyilibrio che per tanto
tempo aveva fatto parte di me, tra la realtà, le avventure
e i sogni della vita, tutto vissuto molto inconsciamente.
Osservavo, valutavo ogni cosa che mi circondava, senza riuscire a
riprendere me stessa, mi arrabbiavo, piangevo, scrivevo, dentro di
me sapevo che c'era una soluzione, ma non trovavo più il filo
per tirare via quell'oscuro sipario e riportare la luce.
Ogni notte andavo lontano, facevo fatica a tornare; una mattina mi
svegliai e avevo chiaro davanti a me un luogo fantastico, quella notte
ero giunta su un altopiano. attorno e in basso tanta terra rossa,
al centro una grande costruzione, bassa, una reggia? Era tutto arrotondato,
le cupole, le finestre, i colori passavano dal rosa, all'azzurro al
bianco, era vuoto, aspettavo di vedere qualcuno, nulla, solo una farfalla
arancione, comunque un posto splendido, ne rimango molto colpita.
I giorni passano tra alti e bassi, quando incontro un'amica e parlando
le racconto il sogno, strano non sono così in confidenza, so
che lei ha molta fantasia, ma così doveva essere, subito mi
dice "tu hai sognato l'Indis, sei sicura che non c'era nessuno?"
e mi racconta cose sue; "Io vado a novembre " mi dice "perchè
non vieni anche tu?".Nel frattempo, quando vado a fare una passeggiata
arriva la farfalla che identifico con quella del sogno, la penhso
e arriva.
E' novembre 1999, anch'io parto per l'India tra il caldo umido, gli
scali, dopo 3 ore di taxi, sono stravolta e nello stesso tempo mi
sento avvolta da qualcosa che mi sorregge.
Finalmente arrivati, c'è un'immensa camerata, neppure le brande,
in un batter d'occhio arrivano degli uomini con tutto in spalla, ci
sistemiamo, si fa per dire; una valigia sull'altra e salto per tentare
di annodare dei fili che saranno i nostri armadi, sotto Vittoriana
che insiste "fai il nodo alla marinara" e giù risate.....
Una doccia e tutti a nanna per una meritata dormita; sogno ancora
terra rossa, c'è gente ed uno splendido vecchietto con la barbetta
bianca e un fulard annodato sul capo, ci parla, ci racconta, ci fa
vedere delle anfore in terracotta, ne porge una anche a me, sotto
ci sono dei segni, ci dice " E' scritto il vostro destino"
lo alzo, voglio vedere che simboli ci sono, sono spariti, non c'è
più nulla, ero pronta a scappare impaurita, ma quel dolce e
luminoso vecchietto dice "ora il tuo destino è cambiato".
Mi sveglio, è ancora notte, sono serena.
Mi sento proprio bene in quel luogo, l'aria è leggera, i colori
e le forme sono quelle del mio primo sogno.
Ci si alza all'alba per andare tutti al mandir (un grande tempio),
c'è una soave pace, silenzio, solo il canto degli uccellini
intenso e piacevole.
Siamo tanti, tutti seduti per terra, mi sento di far parte di una
grande storia infinita, penso "qua non ci sono farfalle",
come non detto, eccola, viene verso di me mi sfiora e via, nello stesso
istante si scioglie un grande nodo dentro di me, piango...
Vedo un'immensa ragnatela, tutto è sottilmente collegato, mi
sento parte dell'Universo, non so ancora bene se sogno oppure no,
ho chiaro di essere rinata, è stato faticoso ma pienamente
ricompensato e la storia continua....nell'autunno della vita.
Bianca Patrone