I Sogni che seguono sono stati scritti dai partecipanti al seminario annuale dello scorso anno.
E' stata data loro un'ora di tempo per scrivere ciò che riuscivano ad afferrare nella zona di mezzo tra energia cosmica ed energia materiale.

E' stato chiesto loro di rimanerci sospesi al fine di trovare "IL" sogno che possa diventare realtà vivente.
Ne sono state rispettate per intero tutte le modalità di scrittura.
(li inseriscono man mano che mi pervengono)


Il sogno della mia vita.quello che appartiene solo a me,è quello di mettere" a posto " quella vecchia casa a Monterosso,frazione di Castellero d'Asti,il "Bric Sciundin".
La vigna non c'è più,mangiata dal ragno bianco,che se l'è divorata dall'interno.Il bosco di nocciole è rigoglioso perchè altri l'hanno coltivato.Sotto,crescono fragole e more e gli scoiattoli vanno e vengono...Tutto il resto è prato,c'è un ciliegio inselvatichito,un noce,alberi di fico,le rose bianche che ho piantato quando sono nati i miei figli,il posto dove il vecchio Zorba,il mio primo cane, è sepolto....Il pozzo è prosciugato,la casa sta cadendo...Quante discussioni in quella casa!eravamo alcune persone che volevano vivere assieme..poi:brutte storie e tradimenti di vario tipo e tutto si è afflosciato.Io sono scappata dalla mia casa e dal mio sogno..Ma ci penso sempre e ,forse,sono l'unica che non l'ha abbandonato.Una notte,qui,al mare alcuni anni fa ho riattivato un contatto fisico con la mia casa.Forse dormivo e forse no,sta di fatto che mi sono sentita tirare su dal letto ,come se qualcuno mi lanciasse in aria,tenendomi per i fianchi e lanciandomi molto forte verso il soffitto che era...Cielo!E su,mi si aprivano grosse goffe Ali rumorose senza piume e senza penne,ali di carne,umide,placentose e stropicciate,come carne di pulcino bagnato appena uscito dall'uovo.Erano un tutt'uno con le mie scapole ed erano Ali forti,grandi,molto più grandi di me.Erano umide,gocciolanti,scure,sicuramente non le Ali di un Angelo...Forse di un'Angela si'...
Il mio corpo tendeva a cadere giù costantemente,pesante e inerte,e loro,le Ali,faticosamente lo riportavano su,finchè ci siamo accordati,io e loro,e una nuova leggerezza (nuova per la mia schiena disgraziata..)mi aiutava a trovare la direzione.Senza quasi sforzo cosciente mio personale le Ali erano diventate le mie e ora Io le guidavo attraverso nuvole e stelle ,a Nord-est,lasciandomi il mare alle spalle.Nel buio sentivo solo il rumore ritmico delle Ali quasi un respiro o un battito,un suono nuovo che ,tuttavia,mi sembrava di conoscere da tanto tempo..Ecco le montagne dello spartiacque sotto di me,e i fiumi che avevano scavato vallate dividendo foreste di castagni,ecco case illuminate nella notte dove gente lontana faceva le sue cose notturne,seriamente e coscienziosamente:che dolcezza e che calore il mondo visto da lontano!Ecco i campi e la pianura ed ecco,a Est,la luce chiara del sole che sta per uscire..Ora comincio a riconoscere i paesi dai campanili e dalle piazze.La luce rischiara il castello e riconosco le case e do' loro un nome,ogni nome un viso di vecchio o di bambino e un ricordo piccolo della mia vita...Ecco la' la mia Casa,più chiara e più a fuoco delle altre..Le luci sono accese,il tetto è riparato,l'erba tagliata,le piante potate...la mia vigna è ancora là,carica di frutti...Atterro in cortile e ,magicamente,le Ali si ripiegano intorno alle mie scapole.Entro nella casa,illuminata,ma silenziosa.Nei camini il fuoco è acceso,anche in cucina,nel "potagé" la fiamma scoppietta e ,sulla piastra,c'è del cibo profumato,nel forno le mele rosse marconi stanno tirando fuori per me i loro succhi nascosti..Al piano di sopra il lettone,dove dormivamo tutti,è fatto,pronto ad accogliermi.La casa abbandonata ha preso vita da sola e mi ha aspettato,ora mi nutre e mi fa riposare senza chiedermi nulla,perchè non l'ho dimenticata...


Angela Moroni
Giugno 2000- Giugno 2006


Da un po’ di mesi la mia vita stava cambiando, avevo preso coscienza del ripetersi continuo di eventi simili fra loro che mi provocavano sofferenza e una noia estrema, perché sempre uguali.
La casa “ascensionale” e solitaria che abitavo da un anno, mi spingeva sempre più a desiderare maggiore sincerità e coerenza verso me stessa e verso gli altri.
Tutti i sogni che avevo fatto a distanza regolare mi portavano verso quella direzione; tante volte mio figlio, dall’ altra dimensione, era venuto ad indicarmi la strada e di volta in volta mi lasciava una parola “magica” sulla quale poi riflettevo fino al sogno successivo.
Non era facile seguire quel cammino; ma poi ero premiata dal suo ritorno in un altro sogno. Accettazione, visione sui tre piani dell’ essere, andare oltre le apparenze, questi erano i temi che venivano trattati nei sogni e sempre il suo volto sorridente e l’ aria biricchina, sdrammatizzavano ogni cosa, come se tutto fosse facile e ovvio da attuare.
Non so quanto ho seguito i suoi consigli e quante volte ancora nella mia vita dovrò rivivere quei sogni per verificare e correggere il mio procedere nella vita: ma è certo che tutto è iniziato quando ho aperto il mio cuore alla possibilità di guardare nel profondo di me stessa per correggere gli atteggiamenti e le azioni a causa delle quali tanto avevo sofferto.
Dopo questi insegnamenti una sera, prima di addormentarmi ho visto nella mia mente più profonda un occhio luminoso che si è allargato a sufficienza da entrarvi dentro e, a quel punto, senza starvi a pensare, mi sono infilata nell’ occhio-tubo luminoso e sono partita velocissima.
Sentivo l’ aria che mi sfiorava veloce e in un attimo mi sono trovata in un posto lontano…….era un Bagno Turco, grandi vasche antiche in pietra grigia poste su vari livelli arredavano quel luogo acquatico illuminato da una luce lunare.
Uomini e donne, vestiti di lenzuola bianche si aggiravano in mezzo a un leggero vapore. C’era, fra gli altri un piccolo uomo sofferente, che respirava a fatica da un tubo collegato a uno zainetto che portava sulle spalle. Mi sono accorta, sicura di non essere vista per come ero arrivata in quel luogo, che un uomo alto stava strappando lo zainetto dell’ ossigeno al malato e ho pensato che lo stava uccidendo. Ho pensato anche che non potevo fare nulla per salvarlo, ma mentre pensavo questo, l’ uomo alto si è voltato e mi ha chiamata per nome.
Ero terrorizzata, ho pensato che avrebbe ucciso anche me, ma voltandomi d’ istinto mi sono ritrovata nel tubo e con l’ aria forte che mi sfiorava sono tornata nella mia stanza e in me, nel mio letto.
La storia non finisce qui perché solo oggi, a distanza di sei anni ho fatto un sogno dove, assieme a diversi compagni di viaggio decido che finalmente è ora di riappropriarmi della mia vita e mi basta davvero poco, porto via da quella casa dell’ ultimo sogno solo un piccolo fagotto di cose, stanno tutte in un fazzoletto da annodare. Mi accorgo che anche gli altri che sono con me fanno la stessa cosa, portano con se’ l’essenziale, perché siamo tutti la stessa persona e attraverso l’ amore abbiamo trovato noi stessi.
E’ questo il paradosso, si trova il nostro se’ solo dopo aver accettato di darlo via e questo avviene solo attraverso l’ amore.
Il piccolo uomo malato doveva morire per poter rinascere a nuova vita.

Anna Arobba
Sognare, a occhi chiusi e aperti

Maggio 2001 Sono seduta su una panca di un sentiero panoramico al sud della Foresta Nera con la vista ampia fino alle montagne del Giura svizzero.
Vedo i prati verdi vicini con delle mucche, sento le loro campanelle, poi la pianura industriale che conduce alla periferia di Basilea, e più in fondo, all’orizzonte emergono colline e le rocce di Gempen, formazione calcarea presso Dornach. Proprio lì è mia casa, sta Franco solo, preoccupato di tante cose, aspettando che torni io, la sua moglie, guarita, forte, tranquilla.

In una piccola pensione a Pfaffenberg, sopra il “Wiesental”, cerco di ritrovare il filo conduttore della mia vita. A causa di gravi disturbi di salute l’avevo perso – o mi sono accorta d’averlo perso da un po’… !

Una notte mi vedo in mezzo a prati e boschi secchi, una folla di gente sdraiata, ubriaca, con musica alta e tanta confusione. Fulmini e tuoni in cielo e per terra, in un attimo, un fuoco enorme che brucia tutto. Che panico! Come mai sono salvata solo io?

Mi sveglio col batticuore e capisco che l’incendio ha eliminato la parte vecchia della mia vita.

Ma il futuro? Non lo vedo ancora; so soltanto che tutto è cambiato.

Torno a casa dopo 1 mese di convalescenza, solitudine, tanta natura e la compagnia della mia cagna amata.
Mi sento pronta per l’ultimo intervento all’intestino (che in verità non è stato l’ultimo, solo il 5° in 9 mesi!).

Luglio 2001 È passato tutto, sto bene, mi sento quasi rinata e sicura che il mio angelo custode mi mostrerà anche la nuova direzione per il futuro. Negli ultimi 10 mesi non mi sono concessa di pensare al futuro perchè non potevo.

Un bel mattino presto all’inizio di luglio, passeggiando nei prati ancora umidi della notte – sempre in compagnia della mia carissima cagna Luna – la mia gioia di vivere esplode: i fiori, il canto degli uccelli, l’aria pulita, fresca e la luce del primo sole mi portano lontano, al sud, nella patria di Franco, in Liguria, in un paese piccolo, in una casa con 2 appartamenti, 1 per noi, 1 per ospiti convalescenti, che potrei accompagnare e a cui darei un sostegno per un po’… . Così è nata la mia “visione 2002”
e già in novembre 2001 ho trovato la mia nuova strada!

Giugno 2006 Mentre sto scrivendo queste righe, seduta all’ombra nel Giardino del Sole a Garlenda, in un ambiente bellissimo e accogliente, “vedo” come sono stata guidata bene e che un progetto per il futuro sta maturando. È con tanta gratitudine che ho conosciuto Elisa e tutti voi che mi aiutate a sviluppare la mia “essenza”.

Irmela Knapp

Una di quelle mattine

Era uno di quei periodi in cui la tendenza, al risveglio, era sempre la stessa: leggere qualcosa di "spirituale", un buon De Mello ­ quello tosto, non quello barzellettaro ­ un poetico Levine o qualche altro testo sacro della mia bibliotechina sacra e poi addormentarmi, sognare e poi risvegliarmi. Tutto questo pur sapendo che secondo una certa valutazione energetica maya avrei trovato nutrimento nelle albe (oltre che nei cuccioli e nei neonati e nelle uova e nello sperma e in quello che chiamavo brutalmente "succo di figa").

Certo, avrei potuto alzarmi nella primissima luce del giorno e avrei potuto incamminarmi verso Capo Mele e ammirare da un punto ancora più alto di quello in cui vivevo la cartolinosa baia di Alassio-Laigueglia cum l'isola Gallinara, e in uno di quei giorni smaglianti dopo una pioggia, identificare l'intero arco ligure fino a La Spezia, inevitabilmente fremando l'occhio su Genova, sede di quello che credevo fosse il Grande Amore della mia Vita. Alternativa semi-intellettuale: scendere giù a Laigueglia, farmi un bagno o correre sulla spiaggia per poi fare colazione (cappuccino e croissant caldo ripieno alla crema) in quello che insistevo a chiamare The Office, l'Ufficio ­ il bar Galeone di fianco al molo ­ e sprofondarmi a leggere Il Manifesto. Un modo come un altro per entrare nel mondo e, al tempo stesso, sentirmi "engagé".

Insomma: i copioni erano varii e ben sperimentati. Mi sentivo sceneggiatore, produttore, regista e interprete di film diversi.

Leggevo la tendenza a rimanermene a letto o come segno d'incipiente depressione (nei giorni no) o come segno di una semplice capacità di lasciarmi andare (nei giorni sì).

E a volte riuscivo pure a infilarci dentro un pò di meditazione, con o senza lettura. Un altro modo per aggiungere spiritualità a un momento che comunque ritenevo piuttosto importante. Cominciare bene la giornata era cruciale.
Quel mattino di giugno mi svegliai nelle primissime ore del giorno. Come da sempre o quasi non avevo un orologio e non avendo alcun impegno pressante evitai accuratamente di accendere il cellulare per controllare l'ora.

Diedi un'occhiata al cielo: una foschia spessa e noiosa avvolgeva il mare e la terra. Tutto fuorché smagliante quel mattino. Forte era l'ispirazione a tornarmene a letto dopo aver pisciato con le ginocchia lievemente piegate (evitare la rigidità, mi era stato suggerito) e dopo aver mangiato un frutto.

Misi alacremente in produzione il film: lettura breve, raggomitolata fetale, sonno profondo, sogno, ri-sveglio e poi si vedrà. Da non escludere la ripetizione del film fino a quello che sarebbe stato un brunch dopo le due, o le quattordici, come avrebbe detto una mia amica-amante figlia di un capostazione in pensione. Scusate la rima.

E, dopo tutto, era domenica, giornata che , in media, non ho mai amato particolarmente. Come certe guide spirituali avrebbero implacabilmente osservato, ero nel mio solito stato di pre-sunzione. Pianificavo e pre-esistevo. Ma al di là (o al di qua?) di tutto ciò il mio istinto (non primario) era assai semplice: faffanculo tutto e tutti, compresa la nutrizione dell'alba. Sì, ok, avrei potuto masturbarmi e bere succo di cazzo, ma non mi sentivo per niente sessuale. E anche mettendo una sega nel copione, mi sarei indebolito per il resto della giornata. De Mello sarebbe stato infinatemente più spirituale e, come dicono gli anglo, "energy saving". Un risparmio di energia.

E De Mello fu. Aperto a caso. L'ennesima esegesi del Vangelo letta per l'ennesima volta con l'ennesima esclamazione interiore di fronte al suggerimento di essere nel mondo, ma non del mondo: "Belin, che figata!" E dopo l'esclamazione l'ennesimo mini-sospiro: tra il leggere e il sentire profondo c'è di mezzo Attilio.
Sintesi: compassionevole e paziente attesa del salto quantico spirituale.

Il sogno fu breve e nitidissimo. Pianura coltivata del Mid-West americano. Esterno giorno. Mio figlio August ed io ci accorgiamo di botto che il cielo terso è occupato da una flotta ordinata e immobile di dischi volanti. Feeling: nessuna paura, ma un'emozione di sollievo e di curiosità. E gli occhi inumiditi dalla gioia di poter assistere a questo momento storico (sì, finalmente hanno ritenuto opportuno presentarsi ufficialmente) insieme a mio figlio. E anche lui, come me, è pieno di calma vigile. Wow, baby!

Il risveglio è bellissimo ­ che il sogno abbia una valenza profetica o no. Futtitinne! Mi sentivo veramente bene, anche se era domenica. Sì, era una giornata sì. Adesso lo sapevo. Sin dubio.

Seconda pisciata. Gambe più mollemente piegate che mai. Anzi questa volta al limite estremo prima di farla addirittura per terra. Anzi, vaffanculo, piscio in doccia accucciato come una Femina Sapiens Sapiens, mentre l'acqua calda scorre sul mio corpo. Wow, baby!

Seconda pre-colazione a base di ciliegie e pesca noce. Ma ancora prima un bel bicchiere d'acqua energizzata tre volte, bevuta con gran gusto. Effetto reale o effetto placebo mi sento veramente bene nella mia pelle.

Ed evacuo. Abluzioni. Ho eliminato la carta igienica.

Lo yoga può attendere.

Mi siedo semplicemente nel girdino prospicente il mio pied-à-terre e mi sento appagato, senza ansie, senza piani, ma pieno di curiosità divertita o no per il futuro. Che gli E.T. si presentino o no.

La foschia si è ingrigita, annerita quasi. Non è brutto tempo, checché ne dicano i bagnanti e gli esercenti turistici della Riviera. Questa bambagia pesante, plumbea, mi dà un senso di protezione e, se poi pioverà, meglio. Potrei fare il mio non nuovo numero di starmene nudo in giardino sotto i goccioloni. Potrei. Ma decido coscientemente di non pre-sumere e finalmente mi lascio andare. Cerco di essere e basta.

I gabbiani volano bassi e compiono ampi giri a metà strada tra il mare e il crinale più in su, alle mie spalle.

Non ho mai letto Il gabbiano Livingstone, best-seller e must ai tempi della mia adolescenza. E forse non lo leggerò mai. Futtitinne.

E come altre volte immagino, con un moto d'invidia, confesso, di essere uno di quei gabbiani. Poi l'invidia scompare. Non sono invidioso del gabbiano. Come il gabbiano non può essere invidioso di me. Sono contento di essere un umano, pur con le mie contraddizioni. Dall¹alto riesco a vedere Attilio seduto nel suo giardino. In quel momento mi viene da cagargli addosso. Ovviamente perché ho voglia di farlo. E non viene nemmeno voglia di dire: Futtitinne! Già, i gabbiani non sanno nemmeno cosa voglia dire.

Attilio Alberi

Erano giorni, mesi, notti dove i miei pensieri si sovrapponevano, ero confusa, indecisa, sfiduciata e sopratutto impaurita; insomma avevo perso quel compatto equyilibrio che per tanto tempo aveva fatto parte di me, tra la realtà, le avventure e i sogni della vita, tutto vissuto molto inconsciamente.
Osservavo, valutavo ogni cosa che mi circondava, senza riuscire a riprendere me stessa, mi arrabbiavo, piangevo, scrivevo, dentro di me sapevo che c'era una soluzione, ma non trovavo più il filo per tirare via quell'oscuro sipario e riportare la luce.
Ogni notte andavo lontano, facevo fatica a tornare; una mattina mi svegliai e avevo chiaro davanti a me un luogo fantastico, quella notte ero giunta su un altopiano. attorno e in basso tanta terra rossa, al centro una grande costruzione, bassa, una reggia? Era tutto arrotondato, le cupole, le finestre, i colori passavano dal rosa, all'azzurro al bianco, era vuoto, aspettavo di vedere qualcuno, nulla, solo una farfalla arancione, comunque un posto splendido, ne rimango molto colpita.
I giorni passano tra alti e bassi, quando incontro un'amica e parlando le racconto il sogno, strano non sono così in confidenza, so che lei ha molta fantasia, ma così doveva essere, subito mi dice "tu hai sognato l'Indis, sei sicura che non c'era nessuno?" e mi racconta cose sue; "Io vado a novembre " mi dice "perchè non vieni anche tu?".Nel frattempo, quando vado a fare una passeggiata arriva la farfalla che identifico con quella del sogno, la penhso e arriva.
E' novembre 1999, anch'io parto per l'India tra il caldo umido, gli scali, dopo 3 ore di taxi, sono stravolta e nello stesso tempo mi sento avvolta da qualcosa che mi sorregge.
Finalmente arrivati, c'è un'immensa camerata, neppure le brande, in un batter d'occhio arrivano degli uomini con tutto in spalla, ci sistemiamo, si fa per dire; una valigia sull'altra e salto per tentare di annodare dei fili che saranno i nostri armadi, sotto Vittoriana che insiste "fai il nodo alla marinara" e giù risate.....
Una doccia e tutti a nanna per una meritata dormita; sogno ancora terra rossa, c'è gente ed uno splendido vecchietto con la barbetta bianca e un fulard annodato sul capo, ci parla, ci racconta, ci fa vedere delle anfore in terracotta, ne porge una anche a me, sotto ci sono dei segni, ci dice " E' scritto il vostro destino" lo alzo, voglio vedere che simboli ci sono, sono spariti, non c'è più nulla, ero pronta a scappare impaurita, ma quel dolce e luminoso vecchietto dice "ora il tuo destino è cambiato". Mi sveglio, è ancora notte, sono serena.
Mi sento proprio bene in quel luogo, l'aria è leggera, i colori e le forme sono quelle del mio primo sogno.
Ci si alza all'alba per andare tutti al mandir (un grande tempio), c'è una soave pace, silenzio, solo il canto degli uccellini intenso e piacevole.
Siamo tanti, tutti seduti per terra, mi sento di far parte di una grande storia infinita, penso "qua non ci sono farfalle", come non detto, eccola, viene verso di me mi sfiora e via, nello stesso istante si scioglie un grande nodo dentro di me, piango...
Vedo un'immensa ragnatela, tutto è sottilmente collegato, mi sento parte dell'Universo, non so ancora bene se sogno oppure no, ho chiaro di essere rinata, è stato faticoso ma pienamente ricompensato e la storia continua....nell'autunno della vita.

Bianca Patrone




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Il mio Sogno ad occhi aperti - giugno 2006