La poesia cattura, nell'attimo del fiato, i vissuti di chi scrive e chi legge.
Il suo fonema è: NOAR
la fioca luce
interrompe il buio
arrotonda i contorni
s'alza un fruscio leggero
fatto di fiati
si fa calda la stanza
sfumati i colori
s'impastano di corpi
morbidi sotto le dita
e tutto vive
Calore
era primavera
lo ricordo bene
m'agitava un freddo strano
inquietudine di stagione
dicono
arrivò un caldo intenso
veniva da lontano
aveva quasi paura d'esserci
lo avvolsi
lo scelsi
lo dispiegai al mio cuore
ne feci una coperta calda
sulle mie spalle nude
scivolò ai miei piedi
lo accarezzai felice
calore
finalmente.....
Fiori di pietra
La pietra aspetta
aspetta dita esperte
occhi che sanno udire
orecchie che sanno vedere
ma il suo profumo..
quello sì
che vale l'attesa
sentirlo un previlegio
dove il verde sa di foglia
e poi di salvia
il rosa sentore vago di geranio
il siena impolvera e riscalda
s'apre la vena
la possibilità che appare
a rompere uno schema e farne un'altro
un fiore che schiude
e lo puoi vedere
e rivedere
e rivedere
è lì che aspetta
per farsi annusare
Maa
silenzio nell'aria
lo annuso
piano
per non fare rumore
è rosa pallido
la frangranza di un mandorlo
la delicatezza di un soffio
la forza di uno sguardo
l'amore di un sì
tu
Noi
Gocce oggi sulle foglie
ciascuna crede d'esser sola
ma io che le guardo
le vedo riunirsi e sciogliersi
l'un l'altra
in un'unica tazza
che mi disseta.....
Poesia
Penetra,
io, inconsapevole
mi arrendo
m’accorgo al primo sussulto
m’ha presa nel ballo
mi stringe
volteggio
il petto esplode
quasi un corpetto con le stringhe
il mio corpo
un uomo
non potrebbe fare meglio
…e sono sua..
Pennello
flusso che stempera l'anima
in trasparenze vive
il tratto si fa serio
ora sorride e langue
aspetta
cambia forma
e poi d'incanto
appare
Pesi
Un carico sovrasta quest’oggi
fatto di troppo
le ali s’incollano
come bagnate
errori vagheggiano nell’aria
aspetto la luce della luna
che per contrasto m’accenda il cuore
e se non fosse……
aspetterò
D onna
sentire il vivere
nel morire del ventre
attraversarti come una lancia
a cui asservi, ora,
strumento vivo che muori a te stessa
consapevole
nel dolore del suono di te che muore
l'infinito della vita del te che nasce.
Dolce
come solo ciò a cui ti abbandoni
rinunciando ed essere
e cominciando a vivere......
è...qui ed ora...
Tempo
Scivola, lento
scoprendo immaginate morbidezze
come veste che s'abbandoni ai piedi
il tempo,
nelle rotondità
si scioglie ciò che era
nel profumo si scalda il presente
nel tocco
sfiorando ciò che sarà
è impaurito.
Null'altro che questo,
della vita un soffio...
Natale
l'attesa consuma
la vita di molti
impauriti davanti alla porta
nella speranza che si dischiuda
per intravvedere un bagliore
aspettano la luce
solo si guardassero negli occhi
davanti ad uno specchio
la vedrebbero
e sarebbe natale
Occhiali
s'aggiusta lo specchio e
l'occhio
al passare del tempo
ma lo sguardo rimane tale
dal primo attimo di vita
e resta la voglia di essere
di vivere e godere
dividere il sale ed il pane
la morbidezza della pelle sotto le dita
promettere di vivere
vivere per mantenere la promessa
accorgersi di essere felici
stupirsene chiedendosi il perchè
rinnovare la promessa
dietro gli occhiali
lo stesso sguardo
In punta di piedi
Perdonate il mio dire
amici miei
ma accostatevi piano
che i vostri piedi sfiorino appena
vi prego….come s’addice
a ciò che sto per dire
A Maateesa
l’ultimo grazie
nel primo vagito
mi hai dato la libertà
di vivere
la dignità di essere
annullata la colpa dall’amore
sento l’acqua battesimale
bagnarmi il viso
a lavare la secchezza dei pianti
volevo urlarlo…ma
l’ho sussurrato..
per non increspare la tua dolcezza
ma accarezzarti lieve
sicura
Soglia
...soglia
levigata d'ardesia
nera e calda
assaporo la morbidezza
la mano cerca frattura
l'occhio la segue
ansioso
vorrei una crepa
ma scivolo e scivolo
nella stessa sensazione nota
è stupore continuo
riconoscenza
un fidarsi
affidandosi
e continua il giorno
continua e continua
e continua
finchè nella notte si fonde
ma c'è
Porta
Sono entrata dalla mia porta
a prendere possesso
di ciò che sono
lo sguardo è attorno
si posa lieve
risale i muri
s’attarda negli angoli
ammorbidisce la bocca serrata
rido…..rido……
rido
rido…… rido…… rido
ma c’è luce
luce viva qui dentro!
Vecchia
M'aggiravo stanca
tra macerie ancora fumanti
guerriero ferito che cerca una tana
la gola secca dall'urlo
l'occhio rosso di ribrezzo
la vidi
vecchia
avvizzita nei suoi panni
guardarmi con amore
e fu vita
Girasole
Occasione che porta lontano
il manto della malinconia
m’avvolge
stringe i lembi
m’avvita
solitudine di corpi
l’eco giunge
raffredda e secca
sfuggo
un girasole in fiore
si volta
e rido
Sapori
s'alza il mio sguardo
sulle tue braccia forti
assaporo pian piano
non oso mettermi fretta
in ricordo di giovinezza
che tempi e sguardi
ha consumato
quasi senza sentirli
ormai
il gusto è nato con le rughe
mai lo scambierei
con fugaci occhiate
rapidi sfioramenti
bevo
lenta
assaporandoti
la mia maturità
Specchio
s'addentra il mio sguardo
annega nel mio specchio
m'avvolge
mischia i contorni
m'illude
mi blandisce
m'avvinghio al mio sapore
vorrei non perdermi
mi scioglie
vivo
vivo di me
la danza
A Buni
m'accorsi che c'eri
ti spiavo piano
guardinga
curiosa
un movimento
ci leggevo un segnale
ora sei grande
ti avrei detto così?
chissà...
in mille congetture c'eri anche tu
è sicuro
ora ti ergi
sicura
in verticale
non ti spio più
ti guardo dal basso
e sorrido
figlia mia
E’ terso il cielo
in quest’alba di fragranze montane
Acerbe nebbie
s’insinuano nelle valli
a guisa di ricordi
depositi d’immagini
Il più
è un crogiolarsi indistinto
un sapere di vita
di frutti dolci e maturi
di fiori appassiti avantempo
di sentieri inselvati
Volgo il mio sguardo al
sole nascente
e con la mano cerco
l’umido caldo ristoro
di muschio profumato
di ciò che sono
il mare...
s'adagia e m'inquieta
sempre
all’'inizio è
pace
poi rapisce i miei sensi
da quelli risale
l'anima s'arresta
l'attimo dell'indugio
s'abbandona
non è più mia
è sua
tutta
come occhi
tutti gli occhi
sempre
...e resta...di ali imbiancate...
un'ombra...
s'addossa ai muri scusandosi...
ingombrando la vita ad ogni passo...
che si volge indietro a cercarla...
e l'ombra sfugge allo sguardo...
punge le carni infreddolite...
e disarma l'esser solo umani....
come fosse poca cosa alfin...
vorremmo esser vivi nella morte...
a ricercarci..
ancora
Primavera
S’alza la coltre calda
dal mio corpo
Lo zefiro s’insinua con i suoi rosa chiari
M’accarezza
Mi risveglia
Mi guardo, mi riguardo ancora
Chi son io, mi chiedo
Quella che giaceva morbida
Ginocchia al petto
Non più
Mi stiro, allungo un braccio
Mi pare più lungo
Allungo una gamba
Mi pare più forte
Son più tornita
Mi sento piena e arrotondata
Il germoglio m’indica
la strada
Ai frutti caldi e pieni
Del melograno di settembre
Son pronta
Clamore
Si è spento il clamore
dei giorni
Nel tessuto pastoso della notte…
In quest’alba
sale al cuore la trama morbida di seta
di sguardi carichi di vita….
..ed è gioia pura
che mi abbraccia
ovunque
e mi accarezza…
in un cullare continuo
fatto di tutti
Maturità
Fra la lisa trama della disillusione
Riappaio lentamente
Lo sguardo indietro osserva
Indulge, rifugge
Partorita nella realtà
ascolto la mia pelle delicata
fremere di dolore e gridare di gioia
è confusione smarrita
è nuova vita