Racconti esempio/confronto:

La notte cospargeva con i suoi tenebrosi raggi le insenature della città su cui i lampioni, come attente sentinelle, cercavano di portare la giornaliera razionale tranquillità, con il loro trasluccicare festoso e altezzoso.
La notte, magica per gli spiriti ribelli, che nel nulla intravedono il tutto e nella pienezza di situazioni non trovano nemmeno un barlume di esperienza. La notte che tutto cela e che tutto permette di immaginare, fedele compagna degli spiriti più audaci ed intima nemica dei vili che in lei vedono sé stessi, il proprio animo e, in definitiva, i propri fantasmi. La notte che maschera delitti ed atti osceni ma che, come sul palco del più luminoso teatro parigino, mette a nudo le cicatrici di anime maligne.
In uno di questi oscuri viottoli si erge, di spalle all’insegna della più malfamata osteria del sobborgo, un’ anima solitaria. Che pensa.
La luce fioca dipinge il suo corpo per così dire in chiaroscuro, specchio della sua anima, candida come la neve nell’odio misantropo e scura, nella mitezza, come la notte. E lui pensa. Figura grande. Il fumo della sigaretta accesa va ad oscurare la poca luce presente, tutti i suoi muscoli aspirano con odio e amore l’anima della sigaretta stessa che viene quasi disintegrata dalla potenza di una ferrea volontà. La storia della sua vita.
Lui non aveva mai avuto la necessità (che appartiene solo agli umani) di avere amici, ma aveva avuto il bisogno di avere sé stesso e si era convito che per raggiungere questa preziosa meta era vitale conoscere altre persone (per così dire, amici) e succhiare via a questi lo spirito. Del resto non aveva mai avuto grande stima degli esseri umani che considerava a lui inferiori, come inferiore era qualsiasi cosa cui un essere umano poteva dare vita. La solitudine era il pasto che preferiva consumare, la sua genialità l’orto che più amava coltivare.
Per raggiungere quella che ormai lui definiva per sé stesso “meta” era stato persino disposto ad umiliarsi andando in psicoterapia; così, grazie alla sua straordinaria intelligenza, aveva scoperto tutti i più intimi nascondigli del suo animo; e aveva rimosso gli altri, il mondo.
Tra le tante paure che aveva avuto da piccolo, molte erano scomparse grazie al suo cammino di uomo, ma ne era rimasta una. La morte. Non omnis moriar.
Scriveva storie intense, dipingeva quadri metafisici, musicava canzoni ermetiche. Ma si annoiava. Tutto gli riusciva così assolutamente bene che non aveva stimoli, era, in breve, intimamente distrutto e macellato dalla sua genialità e dalla sua perfezione. Dio solo sa quanto sia importante per l’uomo avere un nemico degno con cui confrontarsi, da superare, una volta superati da esso. Le persone comuni trovano “l’avversario” fuori di sé, dal momento che esistono individui in grado di sfidarli, di superarli, divenendo quindi stimoli; le persone divine, invece, non essendoci persone più elevate di loro, non vedono stimoli in altri ma solo ed unicamente in sé stesse, e si sfidano. A volte vincono ed altre perdono. Nel primo caso l’esito della battaglia è devastante: la vita, priva di mete, diviene insopportabile e pesante e, nello spirito, inizia a far capolino l’idea di non essere perfetti perché vinti e battuti da una forza che, raramente, si riconosce come propria. L’inconscio.
La sigaretta si consumava, come i ricordi della sua storia. Nessun nemico, nessun ostacolo ormai vede nella propria dissoluzione nel Tutto. Eroe per una notte. La luce, le tenebre, l’asfalto umido delle strade, il silenzio angoscioso, la triste musica in sottofondo, il leggero muoversi del mare, la puzza di rifiuti e il dolce profumo di salsedine, il sudore che gli bagna soavemente la pelle, gli occhi umidi, tutto lo porta verso la sua meta, l’ultima. Bisogna uccidere il nemico che l’ha battuto. Avverte il malvagio a fior di pelle è dentro di lui lo pervade. Serve un sacrificio, per batterlo. L’autodistruzione. L’angoscia non gli permette di respirare, i vestiti sono madidi di sudore. Il mare ora è più lontano, più distante, più in basso.
Come un amico, anche in lontananza fa sentire la sua voce, la sua opinione, il suo supporto. La sigaretta, ultima anima risucchiata, chiede supporto alla strada.
Per la prima volta nella sua vita soffre di solitudine ma....ecco....un pensiero gli tiene compagnia, tutte le anime di cui si è nutrito nella sua vita gli danno il loro supporto, e non lo fanno sentire solo.
Ora l’aria lo abbraccia, lo culla. Amica aria. Ora lo raccoglie l’acqua e lo bacia con le sue labbra salate. Ora, Nulla. Solo un grido, EGO.

Notte di Santa Lucia

Domattina Alice si sveglierà, si ricorderà subito che è un giorno speciale, dalla sua cameretta si precipiterà in salotto, si fermerà sulla porta per un attimo, giusto il tempo per una visione d'insieme, poi eviterà mandarini, fichi secchi e noci, e comincerà ad aprire i pacchetti colorati partendo da quello più vicino. Alice è mia figlia. E domani è il 13 dicembre. Qui da noi è il giorno di Santa Lucia; la Santa passa durante la notte per portare i regali ai bambini buoni, quelli richiesti qualche giorno fa con una letterina scritta insieme ai genitori, se i bambini sono stati cattivi porta invece il carbone. Mai conosciuti bambini cattivi, mai visto carbone vero, a volte arriva il carbon dolce, insieme alla cioccolata e al mandorlato. In altre zone d'Italia è Babbo Natale, in altre la Befana, in altre ancora sono i morti che portano i regali. Cambia la data, cambia chi ha il compito ingrato di visitare tutte le case, magari passando per il camino e lasciando il somarello o le renne parcheggiate in giardino; sono cambiati, con il tempo, i regali, le letterine sono ora scritte con il computer, i bambini non si chiamano più Giuseppe o Teresa, ma i Jonathan, le Serene, i Denis in quel momento, a quella visione, provano esattamente le stesse sensazioni che provavamo noi o i nostri genitori quando eravamo piccoli.
Alice ha cinque anni, e forse per l'ultima volta vivrà questo momento; forse, poco prima del 13 dicembre dell'anno prossimo un ragazzino le si avvicinerà con fare "da grande" in un aula di prima elementare e con aria vissuta le domanderà: "Lo sai chi è Santa Lucia?". E il danno è fatto. Inizio del dubbio, fine del sogno. Prima vera perdita d'innocenza e prima vera consapevolezza. La domanda successiva sarà: "Ma credi ancora a Santa Lucia?". E l'infanzia, quella vera, sarà finita, per sempre. Un processo irreversibile che farà crescere Alice e che renderà un po' più poveri e vecchi anche noi suoi genitori, visto che lei è l'unica nostra figlia e che altri non ne arriveranno.
Per questo Marta ed io prepariamo con cura i pacchetti questa notte, per questo c'è molta ritualità nei nostri gesti, c'è tanto amore, tanta "famiglia"; c'è il sapore agrodolce della nostra vita che si consuma, che è bella, che ci rende felici, ma che si consuma.
Se fossi un padre e un marito come gli altri vivrei bene questa serena quotidianità familiare esattamente come lo fa Marta. Non è così, quello che mi nascondo dentro è così grande e pesante da schiacciarmi. Non so perché sia successo proprio a me. Quello che ho scoperto - ma è giusto ancora usare questo verbo? - è la più grande rivelazione nella storia della scienza e, contemporaneamente, la fine della scienza stessa. Posso far uscire l'umanità intera dalla sua infanzia conoscitiva. Posso essere io quel bambino che dice ad un altro: "Lo sai chi è Santa Lucia?", solo che al posto di mia figlia Alice c'è tutto il genere umano. Inizio del dubbio, fine del sogno. Fine del sogno. FINE DEL SOGNO. Fine dell'illusione che la musica sia musica, che l'arte sia arte, che le scoperte scientifiche siano un prodotto del pensiero umano, che, in ultima analisi, l'uomo sia dotato di un pensiero originale. Tutto questo per merito o per colpa mia, o forse nemmeno questo è vero: sono semplicemente stato scelto. Ma allora: perché proprio io?
Alice dorme profondo, domattina si sveglierà e goderà dei regali di Santa Lucia, giocherà tutto il giorno. Marta riposa felice, domani abbiamo preso un giorno di ferie per stare tutti uniti. Io non riesco a farlo, sono immensamente solo. Sono oppresso da una responsabilità gigantesca. Ho bisogno di mettere un po' d'ordine in questa mia testa; a volte scrivendo, ci si schiariscono le idee. Soprattutto, un software per videoscrittura è l'unico confidente che posso permettermi nella mia situazione. Andiamo con ordine.

gli elaborati saranno inseriti man mano che mi arrivano

******************************************************* Attilio

L¹esperimento (20/X/06)

Ricordava molto bene un film visto da ragazzo nel quale uno dei personaggi aveva scelto di vivere solo di notte e dormire di giorno. Il suo lavoro di farmacista notturno glielo permetteva. Da allora aveva sempre sognato di sperimentare, almeno per un po¹, quella che immaginava come un¹ebbrezza anti-conformista.

Ma quando finalmente riuscì a tramutare il suo sogno segreto si rese conto di cosa rendeva attraente quella figura lontana e fittizia di farmacista di provincia: la solitudine e i il silenzio.

Passava le sue giornate, o meglio le sue nottate, a leggere, a scrivere, a camminare. Raramente si concedeva la visione di un film. Al massimo andava al cinema dopo aver fatto la prima colazione, il ché avveniva al proprio risveglio, mentre tutti si accingevano ad andare a cena.

Cinema o no, intorno all¹una, gli veniva appetito e, se non si trovava in casa a cucina, riusciva ad acchiappare un panino in qualche bar o a farsi una pizza e una birra da qualche parte.

Da grande aficionado delle sieste, trovò assai divertente il fatto che dopo il pasto principale, nel cuore della notte, riusciva ad appisolarsi.

Come quando viveva di giorno, le ore migliori, quelle più produttive, erano per lui quelle dopo il risveglio della siesta. Riposatissimo, scatenava tutta l¹energia accumulata. E poi, finalmente, riusciva a nutrirsi dell¹alba. Per la prima volta in vita sua potè godersi la nascita del sole mentre era in acqua a farsi un bagno.

Naturalmente passava le mattinate tappato in casa con le persiane ben chiuse. Cercava di trattenere la notte con se. Ma il momento più bello rimaneva quello che procedeva l¹alba di un¹ora o due. Se non c¹era vento il silenzio era totale e il senso di solitudine più forte che mai.

Pochi riuscirono a fargli compagnia nel corso dell¹esperimento. Qualche amico insonne e un paio di donne compiacenti.

Al ritorno dal pianeta notte, rimase in lui e per molto tempo,una nostalgia per quella caverna che l¹aveva accolto fedele per ben sei mesi; ma amava anche il sole, la luce, la vita e la nostalgia si fece sempre più sottile.

L¹amica notte (27/X/2006)

Per forza di cose la notte deve essermi amica. È nella notte che trovo il mio sostentamento. Mi sono chiesta, a volte, se potrei continuare ­ o come potrei continuare ­ a mangiare qualora, per miracolo naturale, la notte cessasse di esistere. E ho pensato alle mie colleghe in paesi come la Norvegia o la Svezia. Come fanno loro, con quei lunghi mesi nei quali il sole continua a splendere ventiquattro ore al giorno? Boh? Forse loro lavorano solo da casa.

Intanto io, ogni sera verso le 11, dopo aver ritoccato ciò che rimane della mia appassita bellezza, vado in macchina al mio solito posto sulla statale che scorre lungo la piana tra orti, serre e poche case. Il mare lì si sente solo e debolmente nelle notti di tempesta. Ma è raro che io possa lavorare in quelle notti, soprattutto se piove.

In quelle notti maledico il cattivo tempo che non mi fa lavorare, ma lo benedico anche. Finalmente posso passare ore e ore nel mio letto raggomitolata come un gatto nell¹oscurità e nel silenzio. O posso finalmente vedermi qualche tardo programma alla tv, o addirittura andarmene al cinema e godermi l¹ultimo spettacolo dopo aver cenato con tutta calma. Che pace: niente cazzi da succhiare, almeno per una notte! E poi non sono costretta a studiare il mio volto quasi sfatto cercando di trasformarlo in ciò che non è.

Ma quando il tempo è mite, allora passo molte ore in solitudine sulla strada e la mia unica compagnia, oltre ai ricordi e alle speranze ed alla preoccupazione, è proprio la notte. Studio le stelle, adoro la luna o scruto semplicemente il buio. I clienti, sempre meno ­ mannaggia, queste nuove e giovanissime puttane che vengono dall¹Ucraina o dal Brasile a togliermi il pane! ­ sono una benvenuta, ma anche odiata, interruzione. Allora divento una specie di automa. È come se non esistessi più.

Ed è solo quando i miei amati/detestati clienti hanno finito con le loro cose e mi hanno pagato, che posso riprendere a vivere. A vivere con lei, la mia amica notte.

************************************************************ Grazia

La notte. spesso mi ha messo adosso una grande angoscia
angoscia perchè? paura di scoprire qualcosa di me stessa forse?
la luce a portata di mano il libro aperto sul comodino, "se mi sveglio non voglio dare alla mia mente il tempo di ragionare" mi stordivo di parole scritte da altri
Adesso siamo diventate amiche non mi spaventi più, ti accetto con le tue provocazioni ti ascolto sempre di più e ascolto e anche i grandi silenzi con calma tanto anche tu sei passeggera e quando arriva l'alba capisco che non sei poi così brutta, sorrido quando mi sveglia il mattino e penso anche questa notte è passata


*********************************************************** Bianca

(20/X/2006)

Notte di splendide magie
ti rivesti di stelle
e assieme alle luci delle case e delle strade formi un tutt'uno.
Tutto giunge a termine e una nuova notte ci impresta l'Universo, così ogni uomo la userà in modo diverso.
Col passare delle ore tutto si attenua, si spengono le luci, la notte scorre, le stelle non sono più visibili.
Rinasce un nuovo giorno.

(25/X/2006)

La prima stella della sera è già accesa in cielo, tutto è pronto per giungere a termine, i giochi, i compiti, il lavoro.
Anche Maria è rietrata, la sua giornata è stata faticosa, è triste quella sera, decide di non uscire, non è dell'umore giusto.
S'affaccia alla finestra e affida i suoi pensieri al cielo stellato, in particolare alla stella più vicina a quel pezzetto di luna che si intravvede, rientra e si distende sotto le lenzuola che profumano di bucato, lascia andare ogni preoccupazione e di lì a poco dorme.
Proprio quella notte qualcosa di luminoso si avvicina a Maria che solo al risveglio ricorda delle parole, dei simboli, forse dei consigli.
Maria sente che quel giorno sarà un nuovo giorno, che proprio quella notte è accaduto qualcosa di particolare, di diverso, i suoi pensieri e il suo umore sono ora ricolmi di coraggio e speranza....
................................................Esce....................................................................

*********************************************************** Anna
(20/X/2006)

La strada era illuminata da una luce fioca e in quel punto sembrava finire perchè un alto steccato si ergeva a celare un giardino odoroso, di fiori e di vita; ma arrivato in fondo, Angelo, si accorse che un vicolo buio si apriva alla sua destra.
Si fermò indeciso se proseguire il cammino, perchè quella notte senza luna e quel paese deserto che non aveva mai visto prima, gli risvegliava antiche paure.
Teneva tra le mani una lettera sgualcita sulla quale era scritto l'indirizzo di una donna che non vedeva da tanti anni, ma che non aveva mai dimenticato.
Era il vicolo che cercava, anche se in cuor suo quasi sperava di aver sbagliato strada per non doversi addentrare nel buio di quella notte.
Pieno di dubbi, proprio lui che si era sempre ritenuto uomo di mondo dalle tante esperienze.
Ripensava al viso della donna che aveva lasciato giovane e che ora avrebbe rivisto segnato dagli anni come il suo; ma rompendo ogni indugio decise di addentrarsi in quel vicolo oscuro e in quella di notte di verità.

(21/X/2006)

La notte avvolgeva ogni cosa, aveva appena smesso di piovere e le strade bagnate luccicavano sotto il chiarore dei lampioni. I pochi passanti camminavano veloci nella fretta di tornare a casa, la fredda aria autunnale non invitava alle soste.
Le foglie rosse e gialle cadute in abbondanza a causa del vento e della pioggia, coprivano il marciapiede del viale.
Solo una donna con il suo cane, camminando senza fretta, godeva dell'aria pungente che le sfiorava il viso. Assorta, lasciava spazio tra un pensiero e l'altro e ascoltando il rumore delle foglie secche sotto i piedi, sentiva una grande pace dentro al suo cuore, ogni parte del suo corpo era parte di quello che la circondava.

(26/X/2006)

Sola con me stessa la notte, se non riesco a dormire, vivo un tempo dilatato. Mentre di giorno posso fare a meno dell'orologio perchè con grande approssimazione so sempre che ora è, nel grande silenzio nutturno della casa il tempo sparisce, tutto si anima in me di pensieri diversi; ma sono le pause tra un pensiero e l'altro che mi fanno sentire sospesa in una vita non vita o forse in una vita più vera, della vita stessa. E' questo lo spazio dilatato che tanto amo e che solo di notte è possibile in modo così naturale, quando sono sola con me stessa.

************************************************************* Elisa
Rischiarata dalla luce dei ciliegi in fiore illuminati dalla luna, camminava assorta, un piede dietro l'altro tastando il terreno, scalza.
Un umido quasi appiccoso la circondava e tutto sembrava contrastasse, quella notte.
Il giorno passato nell'allegria dondolante di colori e suoni e risa sempre contenuti, si riversavava ora a chiedere riscatto.
Era arrivata improvvisa all'imbrunire questa forza potente, rabbiosa, come se solo allora si svegliasse da un sonno intorpidito.
Era tarda per il giorno ma non avrebbe lasciato la notte incompiuta.
I piedi volevano asperità da calpestare, contrasti da sentire.Il non trovarli aumentava l'impeto. Cadde.
Nella sua immobilità, all'improvviso, si sentì ciliegio, acqua, luna e cominciò a ridere davvero.

************************************************************ Angela

LA NOTTE del Gatto

Conoscevo un gatto che non dormiva mai.Almeno:così pareva a noi.In qualsiasi momento del giorno o della notte cercassimo il suo sguardo,lui era là con i suoi occhi gialli spalancati che raccoglieva gli sguardi di tutti.Che vita facesse non lo abbiamo mai saputo...ogni tanto girava su se stesso per acciambellarsi,ma anche così ,in posizione di nanna,l'occhio giallo rimaneva aperto a vigilare sul mondo esterno.I bambini di casa una volta avevano trascorso la notte a spiarlo,facendo i turni quando il sonno li assaliva,ma lui era sempre lì a scrutarli,vittima privilegiata di un'insonnia totale.Non abbiamo mai capito cosa facesse nel buio della casa,cosamai guardasse e cosa mai vedesse.cos'era per lui la notte se non poteva sognare?Lucia,una piccola amica dei bambini,un giorno ce lo spiegò.quel giorno i piccoli e i loro amici disegnavano il nostro gatto che era di un bel colorino chiaro.Lucia,invece,lo disegnò tutto nero e,quando gliene chiedemmo la ragione, spiegò, con un po' di sufficienza:"Non vedete che ha gli occhi sempre aperti?Lo sapete perchè?E' facile:il suo corpo è tutto pieno di notte e deve fare entrare luce sempre per non sparire anche lui!"

LA PRIGIONE

Mi aggiro in questa prigione ormai da anni.Ogni tanto i miei carcerieri decidono di spegnere la luce ed io capisco che è notte,notte vera,in cui LORO dormono emettendo orribili suoni dagli orifizi e dalle fauci spalancate.LORO dormono e io veglio inquieta come ormai faccio da anni.Mi muovo al buio tra i muri di questa prigione sfiorandoli appena,tanto conosco a memoria ogni passo possibile,ogni possibile percorso.Ho tempo, durante le mie vuote giornate ,di studiare i miei itinerari, seguendo le volute delle piastrelle sul pavimento,le piccole asperità che il mio occhio,divenuto attento per noia,ha imparato a riconoscere nel terreno.Questa prigione mi tocca da anni,per una colpa che non ricordo di aver commessa,forse per il solo fatto che esisto.Da quando ho memoria sono rinchiusa qui,in balia di Mostri urlanti e strani.Alcuni: ricoperti di peli nei posti più strani ,altri ,con bitorzoli di varia forma e dimensione.E ,sempre, questo rumore,questo sferragliare di aggeggi da tortura che mi atterrisce.Vivo in una situazione di terrore continuo,in balia di mostruosi giganti che mi spiano e mi mantengono in vita con il loro stomachevole rancio puzzolente e putrido.Ho un vago ricordo di una dolce e calda mamma e delle sue tette morbide.Il latte tiepido che mi colava all'angolo della bocca, in un luogo lontano nel tempo,immerso nella bambagia del ricordo.Poi le mani dei Mostri ,gli strattoni ,gli urli e,infine,questo inferno che non finisce mai.Di giorno.un po' di azzurro lo riesco a v edere.La notte mi coprono le finestre ,ma io riesco a intuire là fuori una notte dolce come il latte della mia mamma.Forse:le stelle...Quelle le ho conosciute!Anch'io ho amato e le ho viste!Un tempo mi sono innamorata di una voce che mi chiamava (o così pareva a me..) nella notte..una voce dolce che riusciva a coprire il consueto strepito infernale che mi circondava.Sono riuscita a infilare una porta in direzione di quel richiamo meraviglioso e mi sono ritrovata fuori,nella notte ,col vento che mi accarezzava il corpo.Allora L'ho visto su di una strada illuminata da tutte le stelle del cielo.Due cipressi pennellavano la notte, muovendosi lentamente;un treno passava lontano,c'era pure una falce di luna in cielo,..tutto da manuale,tutto fremente,alle mie orecchie arrivavano fruscii leggeri,le mie narici erano solleticati da odori nuovi..Lui mi guardava con i suoi occhi d'oro,assolutamente a suo agio in quella cornice pazzesca!Dentro i suoi occhi VERAMENTE tutte le stelle erano riflesse!L'ho amato da quel momento senza sapere chi fosse e sempre senza parlare ci siamo amati ,così,sulla strada deserta e mi sono addormentata ,stanca,vicino a Lui.Ma,al mattino, mi sono risvegliata sola e infreddolita.In più avevo una gran fame e,in giro,era già pieno di Mostri e quel luogo non era più per nulla sicuro.Ecco i "miei"Mostri che mi acchiappano e mi torcono.Mi portano da un Mostro Mascherato che inizia col legarmi,poi mi tortura a lungo e,infine,dormo..,un sonno popolato da incubi terribili.Mi risveglio sul mio misero giaciglio con la pancia squarciata,un dolore forte sotto quella ferita e una grande tristezza.Di nuovo mi chiedo "PERCHE'?""PERCHE' IO?" Ma il mio dio non mi risponde.Allora urlo con tutto il fiato che ho in gola la mia rabbia,il mio amore perduto ,la mia schiavitù e la mia pancia tagliata e sento un Mostro,forse il Capo,che mi dice:"Hai fame,Fuffi,eh?
Eccoti i tuoi Croccantini!"...FINE!

*************************************************************** Irmela

Notte

Chiudo i miei occhi, faccio ripassare la giornata guardandola da spettatore, lascio perdere tutte le mie preoccupazioni, metto il mio zaino, pesante sopratutto di cose vecchie, a terra e mi affido alla Notte. Ringrazio di tutto e prego di poter svegliarmi domani con nuove forze per riprendere la mia responsabilità.

Sin dalla mia infanzia ho una grande fiducia nel mondo spirituale, nel mondo di DIO e nell’amore di CRISTO. Guardando la grandezza del firmamento con le stelle nel silenzio, sento una devozione e ammirazione dentro di me. La Notte mi invita a “tornare a casa”, all’origine e a portarci me stessa
e la “quinta essenza” della giornata.

Incomincia la pausa, il riposo. Il mondo fisico si allontana, io mollo, lascio andare tutto e volo nel mondo non-fisico, nel tempo non-tempo, nel mare dell’inconscio: onde, colori, dinamica, emozioni, spazio, leggerezza, pesantezza, irrazionalità, incontri.

La Notte è come un grande contenitore dove tutto ciò che noi esseri umani produciamo viene raccolto, registrato e giudicato con saggezza e amore. Le “risposte” ci arrivano entro la nostra coscienza.

I ricordi di quelle sensazioni notturne mi accompagneranno durante la giornata come nuvole, saranno testimoni del mio conscio.
Cercherò di capire il loro linguaggio e il loro messaggio.

************************************************************* Patrizia

LA NOTTE

Il buio: come un cieco ti si allenta la vista ma scopri occhi che non sapevi di avere
Una stanza nascosta nei canyon di antichi palazzi, un sorso di vino rosso ti riempie la gola
Ti manca la folla, il vociare del giorno che ti permette di confonderti
Sei sola, hai paura, continui a guardare dietro le tue spalle
Silenzio, poi delle voci lontane, un soffio sul collo
Senti odori di mondi lontani, li segui, la paura si allenta
Senti la presenza di tutta quell'umanità transitata di lì: le atrocità, gli amori, le preghiere, il sesso, le paure, le gioie e le dolcezze
Lacrime cadono lente
dolore che è anche piacere contorce il cuore.

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