Notte di Santa Lucia
Domattina
Alice si sveglierà, si ricorderà subito che è un giorno
speciale, dalla sua cameretta si precipiterà in salotto, si fermerà
sulla porta per un attimo, giusto il tempo per una visione d'insieme, poi
eviterà mandarini, fichi secchi e noci, e comincerà ad aprire
i pacchetti colorati partendo da quello più vicino. Alice è
mia figlia. E domani è il 13 dicembre. Qui da noi è il giorno
di Santa Lucia; la Santa passa durante la notte per portare i regali ai bambini
buoni, quelli richiesti qualche giorno fa con una letterina scritta insieme
ai genitori, se i bambini sono stati cattivi porta invece il carbone. Mai
conosciuti bambini cattivi, mai visto carbone vero, a volte arriva il carbon
dolce, insieme alla cioccolata e al mandorlato. In altre zone d'Italia è
Babbo Natale, in altre la Befana, in altre ancora sono i morti che portano
i regali. Cambia la data, cambia chi ha il compito ingrato di visitare tutte
le case, magari passando per il camino e lasciando il somarello o le renne
parcheggiate in giardino; sono cambiati, con il tempo, i regali, le letterine
sono ora scritte con il computer, i bambini non si chiamano più Giuseppe
o Teresa, ma i Jonathan, le Serene, i Denis in quel momento, a quella visione,
provano esattamente le stesse sensazioni che provavamo noi o i nostri genitori
quando eravamo piccoli.
Alice ha cinque anni, e forse per l'ultima volta vivrà questo momento;
forse, poco prima del 13 dicembre dell'anno prossimo un ragazzino le si avvicinerà
con fare "da grande" in un aula di prima elementare e con aria vissuta
le domanderà: "Lo sai chi è Santa Lucia?". E il danno
è fatto. Inizio del dubbio, fine del sogno. Prima vera perdita d'innocenza
e prima vera consapevolezza. La domanda successiva sarà: "Ma credi
ancora a Santa Lucia?". E l'infanzia, quella vera, sarà finita,
per sempre. Un processo irreversibile che farà crescere Alice e che
renderà un po' più poveri e vecchi anche noi suoi genitori,
visto che lei è l'unica nostra figlia e che altri non ne arriveranno.
Per questo Marta ed io prepariamo con cura i pacchetti questa notte, per questo
c'è molta ritualità nei nostri gesti, c'è tanto amore,
tanta "famiglia"; c'è il sapore agrodolce della nostra vita
che si consuma, che è bella, che ci rende felici, ma che si consuma.
Se fossi un padre e un marito come gli altri vivrei bene questa serena quotidianità
familiare esattamente come lo fa Marta. Non è così, quello che
mi nascondo dentro è così grande e pesante da schiacciarmi.
Non so perché sia successo proprio a me. Quello che ho scoperto - ma
è giusto ancora usare questo verbo? - è la più grande
rivelazione nella storia della scienza e, contemporaneamente, la fine della
scienza stessa. Posso far uscire l'umanità intera dalla sua infanzia
conoscitiva. Posso essere io quel bambino che dice ad un altro: "Lo sai
chi è Santa Lucia?", solo che al posto di mia figlia Alice c'è
tutto il genere umano. Inizio del dubbio, fine del sogno. Fine del sogno.
FINE DEL SOGNO. Fine dell'illusione che la musica sia musica, che l'arte sia
arte, che le scoperte scientifiche siano un prodotto del pensiero umano, che,
in ultima analisi, l'uomo sia dotato di un pensiero originale. Tutto questo
per merito o per colpa mia, o forse nemmeno questo è vero: sono semplicemente
stato scelto. Ma allora: perché proprio io?
Alice dorme profondo, domattina si sveglierà e goderà dei regali
di Santa Lucia, giocherà tutto il giorno. Marta riposa felice, domani
abbiamo preso un giorno di ferie per stare tutti uniti. Io non riesco a farlo,
sono immensamente solo. Sono oppresso da una responsabilità gigantesca.
Ho bisogno di mettere un po' d'ordine in questa mia testa; a volte scrivendo,
ci si schiariscono le idee. Soprattutto, un software per videoscrittura è
l'unico confidente che posso permettermi nella mia situazione. Andiamo con
ordine.
gli elaborati saranno inseriti man mano che mi arrivano
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Attilio
L¹esperimento (20/X/06)
Ricordava molto bene un film visto da ragazzo nel quale uno dei personaggi aveva scelto di vivere solo di notte e dormire di giorno. Il suo lavoro di farmacista notturno glielo permetteva. Da allora aveva sempre sognato di sperimentare, almeno per un po¹, quella che immaginava come un¹ebbrezza anti-conformista.
Ma quando finalmente riuscì a tramutare il suo sogno segreto si rese conto di cosa rendeva attraente quella figura lontana e fittizia di farmacista di provincia: la solitudine e i il silenzio.
Passava le sue giornate, o meglio le sue nottate, a leggere, a scrivere, a camminare. Raramente si concedeva la visione di un film. Al massimo andava al cinema dopo aver fatto la prima colazione, il ché avveniva al proprio risveglio, mentre tutti si accingevano ad andare a cena.
Cinema o no, intorno all¹una, gli veniva appetito e, se non si trovava in casa a cucina, riusciva ad acchiappare un panino in qualche bar o a farsi una pizza e una birra da qualche parte.
Da grande aficionado delle sieste, trovò assai divertente il fatto che dopo il pasto principale, nel cuore della notte, riusciva ad appisolarsi.
Come quando viveva di giorno, le ore migliori, quelle più produttive, erano per lui quelle dopo il risveglio della siesta. Riposatissimo, scatenava tutta l¹energia accumulata. E poi, finalmente, riusciva a nutrirsi dell¹alba. Per la prima volta in vita sua potè godersi la nascita del sole mentre era in acqua a farsi un bagno.
Naturalmente passava le mattinate tappato in casa con le persiane ben chiuse. Cercava di trattenere la notte con se. Ma il momento più bello rimaneva quello che procedeva l¹alba di un¹ora o due. Se non c¹era vento il silenzio era totale e il senso di solitudine più forte che mai.
Pochi riuscirono a fargli compagnia nel corso dell¹esperimento. Qualche amico insonne e un paio di donne compiacenti.
Al ritorno dal pianeta notte, rimase
in lui e per molto tempo,una nostalgia per quella caverna che l¹aveva
accolto fedele per ben sei mesi; ma amava anche il sole, la luce, la vita
e la nostalgia si fece sempre più sottile.
L¹amica notte (27/X/2006)
Per forza di cose la notte deve essermi amica. È nella notte che trovo il mio sostentamento. Mi sono chiesta, a volte, se potrei continuare o come potrei continuare a mangiare qualora, per miracolo naturale, la notte cessasse di esistere. E ho pensato alle mie colleghe in paesi come la Norvegia o la Svezia. Come fanno loro, con quei lunghi mesi nei quali il sole continua a splendere ventiquattro ore al giorno? Boh? Forse loro lavorano solo da casa.
Intanto io, ogni sera verso le 11, dopo aver ritoccato ciò che rimane della mia appassita bellezza, vado in macchina al mio solito posto sulla statale che scorre lungo la piana tra orti, serre e poche case. Il mare lì si sente solo e debolmente nelle notti di tempesta. Ma è raro che io possa lavorare in quelle notti, soprattutto se piove.
In quelle notti maledico il cattivo tempo che non
mi fa lavorare, ma lo benedico anche. Finalmente posso passare ore e ore nel
mio letto raggomitolata come un gatto nell¹oscurità e nel silenzio.
O posso finalmente vedermi qualche tardo programma alla tv, o addirittura
andarmene al cinema e godermi l¹ultimo spettacolo dopo aver cenato con
tutta calma. Che pace: niente cazzi da succhiare, almeno per una notte! E
poi non sono costretta a studiare il mio volto quasi sfatto cercando di trasformarlo
in ciò che non è.
Ma quando il tempo è mite, allora passo molte ore in solitudine sulla
strada e la mia unica compagnia, oltre ai ricordi e alle speranze ed alla
preoccupazione, è proprio la notte. Studio le stelle, adoro la luna
o scruto semplicemente il buio. I clienti, sempre meno mannaggia, queste
nuove e giovanissime puttane che vengono dall¹Ucraina o dal Brasile a
togliermi il pane! sono una benvenuta, ma anche odiata, interruzione.
Allora divento una specie di automa. È come se non esistessi più.
Ed è solo quando i miei amati/detestati clienti
hanno finito con le loro cose e mi hanno pagato, che posso riprendere a vivere.
A vivere con lei, la mia amica notte.
************************************************************ Grazia
La notte. spesso mi ha messo adosso una grande angoscia
angoscia perchè? paura di scoprire qualcosa di me stessa forse?
la luce a portata di mano il libro aperto sul comodino, "se mi sveglio
non voglio dare alla mia mente il tempo di ragionare" mi stordivo di
parole scritte da altri
Adesso siamo diventate amiche non mi spaventi più, ti accetto con le
tue provocazioni ti ascolto sempre di più e ascolto e anche i grandi
silenzi con calma tanto anche tu sei passeggera e quando arriva l'alba capisco
che non sei poi così brutta, sorrido quando mi sveglia il mattino e
penso anche questa notte è passata
*********************************************************** Bianca
(20/X/2006)
Notte di splendide magie
ti rivesti di stelle
e assieme alle luci delle case e delle strade formi un tutt'uno.
Tutto giunge a termine e una nuova notte ci impresta l'Universo, così
ogni uomo la userà in modo diverso.
Col passare delle ore tutto si attenua, si spengono le luci, la notte scorre,
le stelle non sono più visibili.
Rinasce un nuovo giorno.
(25/X/2006)
La prima stella della sera è già accesa in cielo, tutto è
pronto per giungere a termine, i giochi, i compiti, il lavoro.
Anche Maria è rietrata, la sua giornata è stata faticosa, è
triste quella sera, decide di non uscire, non è dell'umore giusto.
S'affaccia alla finestra e affida i suoi pensieri al cielo stellato, in particolare
alla stella più vicina a quel pezzetto di luna che si intravvede, rientra
e si distende sotto le lenzuola che profumano di bucato, lascia andare ogni
preoccupazione e di lì a poco dorme.
Proprio quella notte qualcosa di luminoso si avvicina a Maria che solo al
risveglio ricorda delle parole, dei simboli, forse dei consigli.
Maria sente che quel giorno sarà un nuovo giorno, che proprio quella
notte è accaduto qualcosa di particolare, di diverso, i suoi pensieri
e il suo umore sono ora ricolmi di coraggio e speranza....
................................................Esce....................................................................
*********************************************************** Anna
(20/X/2006)
La strada era illuminata da una luce fioca e in quel punto sembrava finire
perchè un alto steccato si ergeva a celare un giardino odoroso, di
fiori e di vita; ma arrivato in fondo, Angelo, si accorse che un vicolo buio
si apriva alla sua destra.
Si fermò indeciso se proseguire il cammino, perchè quella notte
senza luna e quel paese deserto che non aveva mai visto prima, gli risvegliava
antiche paure.
Teneva tra le mani una lettera sgualcita sulla quale era scritto l'indirizzo
di una donna che non vedeva da tanti anni, ma che non aveva mai dimenticato.
Era il vicolo che cercava, anche se in cuor suo quasi sperava di aver sbagliato
strada per non doversi addentrare nel buio di quella notte.
Pieno di dubbi, proprio lui che si era sempre ritenuto uomo di mondo dalle
tante esperienze.
Ripensava al viso della donna che aveva lasciato giovane e che ora avrebbe
rivisto segnato dagli anni come il suo; ma rompendo ogni indugio decise di
addentrarsi in quel vicolo oscuro e in quella di notte di verità.
(21/X/2006)
La notte avvolgeva ogni cosa, aveva appena smesso di piovere e le strade bagnate
luccicavano sotto il chiarore dei lampioni. I pochi passanti camminavano veloci
nella fretta di tornare a casa, la fredda aria autunnale non invitava alle
soste.
Le foglie rosse e gialle cadute in abbondanza a causa del vento e della pioggia,
coprivano il marciapiede del viale.
Solo una donna con il suo cane, camminando senza fretta, godeva dell'aria
pungente che le sfiorava il viso. Assorta, lasciava spazio tra un pensiero
e l'altro e ascoltando il rumore delle foglie secche sotto i piedi, sentiva
una grande pace dentro al suo cuore, ogni parte del suo corpo era parte di
quello che la circondava.
(26/X/2006)
Sola con me stessa la notte, se non riesco a dormire, vivo un tempo dilatato.
Mentre di giorno posso fare a meno dell'orologio perchè con grande
approssimazione so sempre che ora è, nel grande silenzio nutturno della
casa il tempo sparisce, tutto si anima in me di pensieri diversi; ma sono
le pause tra un pensiero e l'altro che mi fanno sentire sospesa in una vita
non vita o forse in una vita più vera, della vita stessa. E' questo
lo spazio dilatato che tanto amo e che solo di notte è possibile in
modo così naturale, quando sono sola con me stessa.
************************************************************* Elisa
Rischiarata dalla luce dei ciliegi in fiore illuminati dalla luna, camminava
assorta, un piede dietro l'altro tastando il terreno, scalza.
Un umido quasi appiccoso la circondava e tutto sembrava contrastasse, quella
notte.
Il giorno passato nell'allegria dondolante di colori e suoni e risa sempre
contenuti, si riversavava ora a chiedere riscatto.
Era arrivata improvvisa all'imbrunire questa forza potente, rabbiosa, come
se solo allora si svegliasse da un sonno intorpidito.
Era tarda per il giorno ma non avrebbe lasciato la notte incompiuta.
I piedi volevano asperità da calpestare, contrasti da sentire.Il non
trovarli aumentava l'impeto. Cadde.
Nella sua immobilità, all'improvviso, si sentì ciliegio, acqua,
luna e cominciò a ridere davvero.
************************************************************ Angela
LA NOTTE del Gatto
Conoscevo un gatto che non dormiva mai.Almeno:così pareva a noi.In
qualsiasi momento del giorno o della notte cercassimo il suo sguardo,lui era
là con i suoi occhi gialli spalancati che raccoglieva gli sguardi di
tutti.Che vita facesse non lo abbiamo mai saputo...ogni tanto girava su se
stesso per acciambellarsi,ma anche così ,in posizione di nanna,l'occhio
giallo rimaneva aperto a vigilare sul mondo esterno.I bambini di casa una
volta avevano trascorso la notte a spiarlo,facendo i turni quando il sonno
li assaliva,ma lui era sempre lì a scrutarli,vittima privilegiata di
un'insonnia totale.Non abbiamo mai capito cosa facesse nel buio della casa,cosamai
guardasse e cosa mai vedesse.cos'era per lui la notte se non poteva sognare?Lucia,una
piccola amica dei bambini,un giorno ce lo spiegò.quel giorno i piccoli
e i loro amici disegnavano il nostro gatto che era di un bel colorino chiaro.Lucia,invece,lo
disegnò tutto nero e,quando gliene chiedemmo la ragione, spiegò,
con un po' di sufficienza:"Non vedete che ha gli occhi sempre aperti?Lo
sapete perchè?E' facile:il suo corpo è tutto pieno di notte
e deve fare entrare luce sempre per non sparire anche lui!"
LA PRIGIONE
Mi aggiro in questa prigione ormai da anni.Ogni tanto i miei carcerieri decidono
di spegnere la luce ed io capisco che è notte,notte vera,in cui LORO
dormono emettendo orribili suoni dagli orifizi e dalle fauci spalancate.LORO
dormono e io veglio inquieta come ormai faccio da anni.Mi muovo al buio tra
i muri di questa prigione sfiorandoli appena,tanto conosco a memoria ogni
passo possibile,ogni possibile percorso.Ho tempo, durante le mie vuote giornate
,di studiare i miei itinerari, seguendo le volute delle piastrelle sul pavimento,le
piccole asperità che il mio occhio,divenuto attento per noia,ha imparato
a riconoscere nel terreno.Questa prigione mi tocca da anni,per una colpa che
non ricordo di aver commessa,forse per il solo fatto che esisto.Da quando
ho memoria sono rinchiusa qui,in balia di Mostri urlanti e strani.Alcuni:
ricoperti di peli nei posti più strani ,altri ,con bitorzoli di varia
forma e dimensione.E ,sempre, questo rumore,questo sferragliare di aggeggi
da tortura che mi atterrisce.Vivo in una situazione di terrore continuo,in
balia di mostruosi giganti che mi spiano e mi mantengono in vita con il loro
stomachevole rancio puzzolente e putrido.Ho un vago ricordo di una dolce e
calda mamma e delle sue tette morbide.Il latte tiepido che mi colava all'angolo
della bocca, in un luogo lontano nel tempo,immerso nella bambagia del ricordo.Poi
le mani dei Mostri ,gli strattoni ,gli urli e,infine,questo inferno che non
finisce mai.Di giorno.un po' di azzurro lo riesco a v edere.La notte mi coprono
le finestre ,ma io riesco a intuire là fuori una notte dolce come il
latte della mia mamma.Forse:le stelle...Quelle le ho conosciute!Anch'io ho
amato e le ho viste!Un tempo mi sono innamorata di una voce che mi chiamava
(o così pareva a me..) nella notte..una voce dolce che riusciva a coprire
il consueto strepito infernale che mi circondava.Sono riuscita a infilare
una porta in direzione di quel richiamo meraviglioso e mi sono ritrovata fuori,nella
notte ,col vento che mi accarezzava il corpo.Allora L'ho visto su di una strada
illuminata da tutte le stelle del cielo.Due cipressi pennellavano la notte,
muovendosi lentamente;un treno passava lontano,c'era pure una falce di luna
in cielo,..tutto da manuale,tutto fremente,alle mie orecchie arrivavano fruscii
leggeri,le mie narici erano solleticati da odori nuovi..Lui mi guardava con
i suoi occhi d'oro,assolutamente a suo agio in quella cornice pazzesca!Dentro
i suoi occhi VERAMENTE tutte le stelle erano riflesse!L'ho amato da quel momento
senza sapere chi fosse e sempre senza parlare ci siamo amati ,così,sulla
strada deserta e mi sono addormentata ,stanca,vicino a Lui.Ma,al mattino,
mi sono risvegliata sola e infreddolita.In più avevo una gran fame
e,in giro,era già pieno di Mostri e quel luogo non era più per
nulla sicuro.Ecco i "miei"Mostri che mi acchiappano e mi torcono.Mi
portano da un Mostro Mascherato che inizia col legarmi,poi mi tortura a lungo
e,infine,dormo..,un sonno popolato da incubi terribili.Mi risveglio sul mio
misero giaciglio con la pancia squarciata,un dolore forte sotto quella ferita
e una grande tristezza.Di nuovo mi chiedo "PERCHE'?""PERCHE'
IO?" Ma il mio dio non mi risponde.Allora urlo con tutto il fiato che
ho in gola la mia rabbia,il mio amore perduto ,la mia schiavitù e la
mia pancia tagliata e sento un Mostro,forse il Capo,che mi dice:"Hai
fame,Fuffi,eh?
Eccoti i tuoi Croccantini!"...FINE!
*************************************************************** Irmela
Notte
Chiudo i miei occhi, faccio ripassare la giornata guardandola da spettatore, lascio perdere tutte le mie preoccupazioni, metto il mio zaino, pesante sopratutto di cose vecchie, a terra e mi affido alla Notte. Ringrazio di tutto e prego di poter svegliarmi domani con nuove forze per riprendere la mia responsabilità.
Sin dalla mia infanzia ho una grande
fiducia nel mondo spirituale, nel mondo di DIO e nell’amore di CRISTO.
Guardando la grandezza del firmamento con le stelle nel silenzio, sento una
devozione e ammirazione dentro di me. La Notte mi invita a “tornare
a casa”, all’origine e a portarci me stessa
e la “quinta essenza” della giornata.
Incomincia la pausa, il riposo. Il mondo fisico si allontana, io mollo, lascio andare tutto e volo nel mondo non-fisico, nel tempo non-tempo, nel mare dell’inconscio: onde, colori, dinamica, emozioni, spazio, leggerezza, pesantezza, irrazionalità, incontri.
La Notte è come un grande contenitore dove tutto ciò che noi esseri umani produciamo viene raccolto, registrato e giudicato con saggezza e amore. Le “risposte” ci arrivano entro la nostra coscienza.
I ricordi di quelle sensazioni notturne
mi accompagneranno durante la giornata come nuvole, saranno testimoni del
mio conscio.
Cercherò di capire il loro linguaggio e il loro messaggio.
************************************************************* Patrizia
LA NOTTE
Il buio: come un cieco ti si allenta la vista ma scopri occhi che non sapevi
di avere
Una stanza nascosta nei canyon di antichi palazzi, un sorso di vino rosso
ti riempie la gola
Ti manca la folla, il vociare del giorno che ti permette di confonderti
Sei sola, hai paura, continui a guardare dietro le tue spalle
Silenzio, poi delle voci lontane, un soffio sul collo
Senti odori di mondi lontani, li segui, la paura si allenta
Senti la presenza di tutta quell'umanità transitata di lì: le
atrocità, gli amori, le preghiere, il sesso, le paure, le gioie e le
dolcezze
Lacrime cadono lente
dolore che è anche piacere contorce il cuore.
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